Punti di svista

In attesa che il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali osservi che nel ’46 la disoccupazione era al 20 per cento, e quindi che il dato di oggi è assolutamente positivo, segnaliamo le diverse visioni del mondo che al solito riecheggiano dalla nostra psichedelica stampa. Per il Giornale, in attesa dell’ennesima prima pagina che accusi gli scettici del dato odierno di spargere odio e armare la mano dei terroristi, “la ripresa è in arrivo“. “Intanto il Centro studi di Confindustria conferma i segnali positivi dell’economia”.

Il quotidiano infeltrito butta lì anche un copiaincolla monco, che suscita un discreto effetto straniante:

Secondo le previsioni degli industriali la ripresa si “rafforza nel 2011 con un +1,3%. Ciò – sottolinea – riporterà il pil al livello del 2005. Il recupero – evidenzia il Rapporto sugli scenari economici – sarà graduale”.

Ora, non è che avere nel 2011 il Pil al livello del 2005 sia occasione di particolare celebrazione, anche considerando che il Pil del 2005 non è che fosse figlio di un boom, anzi semmai il contrario. Che la ripresa non sia propriamente a forma di V, lo hanno capito anche i trilobiti. Il rischio maggiore è che si tratti in realtà di una jobless recovery, soprattutto in paesi come l’Italia, che ha una crescita di trend (cioè  potenziale) da molto tempo assai anemica, per i lacci e lacciuoli che ha deciso di autoinfliggersi, spacciandoli per un sano lifestyle. Per leggere la versione originale del rapporto di Paolazzi e colleghi, basta andare sul sito del Sole24Ore. Dove si trova anche l’anello mancante al Giornale:

Ciò, spiega il Csc negli “Scenari economici”, riporterà il prodotto interno lordo al livello del 2005 ma, rileva, «i tempi di recupero sono ancora lunghi». Se la recessione è alle spalle e i segnali di ripresa si sono rivelati «sempre più netti e diffusi nelle principali economie mondiali – sottolinea il Csc – le conseguenze della crisi continueranno a condizionare l’evoluzione dei prossimi mesi. Determinando una crescita che, nella maggior parte dei Paesi industriali rimarrà a velocità modesta lasciando a lungo i livelli di domanda e attività molto distanti dai valori pre-crisi».

Lungo è sinonimo di graduale? Ovviamente, si tratta di un modello econometrico, non delle Tavole della Legge, quindi va usato come indicatore di velocità e direzione: per l’Italia, sempre secondo il Csc, solo nel 2013 il Pil tornerà al livello pre-crisi. Ma resta la lettura del Giornale di famiglia, degna dei migliori dispacci della Pravda. Ci vuole pazienza, anche quando si cucinano i lanci Ansa.

Notarella tecnica a margine: ecco la frase del rapporto Istat che andava correttamente evidenziata:

Peraltro, la crescita piu? contenuta della disoccupazione in rapporto alla caduta dell’occupazione si accompagna ancora una volta ad un incremento dell’inattivita? (+2,7 per cento, pari a +392.000 unita?), dovuto all’attesa dei risultati di passate azioni di ricerca, alla mancata ricerca del lavoro delle donne per motivi familiari e al ritardato ingresso dei giovani nel mercato del lavoro

Quello che Istat definisce “tasso di attività” equivale al participation rate degli Stati Uniti, ed è la somma di occupati e persone che stanno effettivamente cercando lavoro. La flessione di questo quoziente, a parità di ogni altra condizione, finisce col frenare l’ascesa del tasso di disoccupazione, e permettere a politici economicamente analfabeti di cantare vittoria, proclamando che noi ne stiamo uscendo meglio di altri.

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