Ventinove marzo, alba della Nuova Era

In quanti e quali altri paesi occidentali o sedicenti tali un esponente di primo piano della maggioranza di governo, nonché ministro, potrebbe andare in giro, a quasi due anni dall’entrata in carica dell’esecutivo affermando, senza timore di essere spernacchiato dai suoi stessi elettori – oltre che da una stampa non asservita – una cosa di questo tipo?

Dopo le elezioni Regionali il Governo metterà in campo grandi riforme a partire da quella fiscale. Lo ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, nel corso della trasmissione ”Radio anch’io”, sottolineando che dopo l’appuntamento di marzo ci saranno tre anni senza appuntamenti elettorali e questo consentirà “un confronto senza l’ansia del consenso quotidiano che condiziona anche l’opposizione” – Ansa (18 febbraio)

E’ una cosa da non credere. Quindi finora l’assoluto immobilismo rifomistico di questo governo è stato imposto dalla frequenza troppo elevata di consultazioni elettorali?

Averlo saputo prima si poteva iniziare la legislatura, quasi due anni addietro, facendo passare un “legittimo impedimento democratico” e sospendere ogni appuntamento con le urne per almeno un quinquennio. Pensate, abbiamo perso due anni per questa trascuratezza. O forse no, nei due anni precedenti c’è stata la crisi economica (c’è ancora, a dire il vero, e neppure si camuffa troppo bene), così come nella legislatura 2001-2006 abbiamo avuto l’11 settembre per quattro anni, ad impedire ogni riforma strutturale. Ma solo a noi italiani, s’intende, perché nello stesso arco temporale il resto del mondo cresceva ai massimi tassi dal Dopoguerra.

Ma consoliamoci, dal 29 marzo cambia tutto: tre anni senza elezioni, il paese verrà rivoltato come un guanto. Ma anche no visto che, come ci informa lo stesso Sacconi, non dovremo riformare le pensioni: il premier non si riferiva all’Italia quando ha affermato il contrario, pochi giorni fa in Europa: era solo preoccupato per i nostri vicini più sfortunati e meno riformisti di noi. Forse riformeremo il fisco, ha detto oggi Sacconi, “in modo premiale per il lavoro”. L’aggettivo premiale a noi ricorda molto la legislazione sui pentiti, speriamo che la riforma sia volta a massimizzare il gettito minimizzando le distorsioni sui mercati e sull’offerta, ergo che non sia ideologica. Sarebbe già un bel passo avanti. Anche se, a dirla tutta, bastava continuare a comprimere il cuneo fiscale, facendo partecipare anche i lavoratori ai benefici.

Come che sia, resistete, italiani, ci siamo quasi.

Update: a conferma del fatto che la Nuova Era si approssima, pare che il premier abbia deciso di presentare a tambur battente (o meglio, con almeno un paio d’anni di ritardo, limitandoci alla legislatura corrente) un provvedimento per inasprire le pene per i reati di corruzione. La cui esplosione, segnalata ieri dal presidente della Corte dei conti, il premier non riconduce ad una “nuova” Tangentopoli, ma solo ad “alcuni birbantelli” (sic). Decise anche misure più rigorose per le candidature nelle liste elettorali del Pdl, anche se la deroga sarà sempre dietro l’angolo. Che dire? Speriamo per il premier che questi “birbantelli” (che pare non siano un gruppo così sparuto) non siano l’equivalente dei “mariuoli” craxiani. Poi, è forse possibile constatare che alcuni magistrati non si dedicano solo a persecuzioni, e che forse un lieve problema di corruttela nella vita pubblica italiana esiste pure. Come ci spiegheranno domani tutte le dotte articolesse degli innumerevoli “portavoce ad honorem” che l’esecutivo vanta sui giornali, terzisti e non. Shakerate con il processo breve e la legge sulle intercettazioni e servite freddo, da consumare entro il 27 marzo prossimo venturo.

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