Epifania delle riforme

Quando si vende come spin mediatico l’attesa messianica per grandi riforme di struttura dopo le prossime elezioni amministrative, con la motivazione piuttosto indecente che da quel momento avremo tre anni senza consultazioni elettorali, il minimo che possa accadere è che “qualcuno” inferisca che finora di riforme non ce ne sono state.

E’ quanto è accaduto oggi, in occasione della inaugurazione della Luiss School of Government. La presidente di Confindustria, la sciura Emma, ha dichiarato che “è ora di cambiare passo”:

«Gli imprenditori devono fare la loro parte per stare sul mercato, ma anche le istituzioni devono fare la propria parte, magari dopo le elezioni. Dopo le regionali le forze politiche si mettano insieme per fare le grandi riforme a partire da quella della pubblica amministrazione. Non si puo’ più aspettare. Non ci possiamo rassegnare al declino e stare fermi in una sorta di immobilismo»

Bisogna capire la povera Marcegaglia. Dapprima ha provato con le blandizie: travestendosi da cocorito per intercettare la benevolenza di Giulio Tremonti, ha finito col ripetere ogni “massima” e motto di spirito del ministro dell’Economia. Frustrata dall’assenza di risultati si è poi trasformata in corvo, prennunciando sciagure ed irritando il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Oggi, esaurite le figure ornitologiche, ha finito col credere alla svolta storica delle elezioni amministrative e scruta ansiosamente il cielo, tentando di individuare la Cometa. Noi proseguiamo a non capire per quale motivo queste elezioni debbano segnare il punto di discontinuità tra una legislatura finora persa in chiacchiere ed una leggendaria Era delle Riforme ma, essendo notoriamente miscredenti, siamo condannati a non cogliere il senso di predestinazione e gli appuntamenti con la Storia.

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