Requiem per un paese

E’ uscito ieri l’editoriale di Ernesto Galli Della Loggia, che aveva fatto capolino nella rassegna stampa di martedì di SkyTg24. Il direttore del Corriere, Ferruccio De Bortoli, spiega i motivi del disguido, assumendosene la responsabilità. Noi abbiamo poco da aggiungere a questo pezzo, che esprime plasticamente l’irritazione che Galli Della Loggia prova verso questo centrodestra, una collezione di rissosi cacicchi immersi nell’inconcludenza (per tacer d’altro), oltre alla desolante e disarmante conclusione che questo paese ha una classe politica priva di un disegno e di un progetto per il futuro. Sono praticamente gli stessi termini e le stesse espressioni che noi usiamo da anni.

Oggi ci ritroviamo con un Pdl sempre più erede “agli steroidi” di quel milieu di nani e ballerine che intossicò questo paese negli anni Ottanta. Agli steroidi, perché oggi quella entità si è trasformata nel primo partito d’Italia, ed è guidato da un uomo che, smarrito il disegno ed il progetto (o forse mai avuto, era solo una tecnica di marketing), oggi “guida” il paese in una deriva che terminerà contro enormi scogli. Un uomo la cui cultura politica Galli Della Loggia stronca inappellabilmente:

Il comando berlusconiano, infatti, corazzato di un inaudito potere mediatico- finanziario, non era tale da poter avere rivali di sorta assicurandosi così un dominio incontrastato che almeno pubblicamente ha finora messo sempre tutto e tutti a tacere; la personalità del premier, infine, ha mostrato tutta la sua congenita, insuperabile estraneità all’universo della politica modernamente inteso. E dunque anche alla costruzione di un partito. La politica, infatti, non è vincere le elezioni e poi comandare, come sembra credere il nostro presidente del Consiglio; è prima avere un’idea, poi certo vincere le elezioni, ma dopo anche convincere un paese e infine avere il gusto e la capacità di governare: tutte cose a cui Berlusconi, invece, non sembra particolarmente interessato e per le quali, forse, un partito non è inutile.

Non sappiamo se il ritardo nella pubblicazione di questo editoriale sia imputabile a mal di pancia entro il castello della Rcs, poi ricomposti; né sappiamo se si tratti di un “preavviso di licenziamento” che i presunti poteri forti (debolissimi, in realtà, fuori dai patri confini) hanno mandato a Berlusconi, come fecero a suo tempo con Romano Prodi. Quello che a noi appare evidente è l’imminente esaurimento della sabbia nella clessidra.

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