Il Pil può attendere

Il premier torna a sproloquiare sull’inferno del governare, impedito da una costituzione, un fisco, una magistratura, una burocrazia, dei giornali e probabilmente pure da un dio comunista che si è assopito su questo paese, mentre l’Europa vive il suo momento più difficile, sotto il peso di una crisi finanziaria che minaccia di essere esiziale per il nostro tenore di vita. Torna la mitologia dell'”agente ostruente esterno“: non se n’era mai andata, ma al crescere delle difficoltà è fatalmente destinata a tenerci compagnia ogni giorno che resta prima della fine di questo leggendario “triennio di riforme che abbiamo davanti”.

Se riuscite a farvelo bastare, accontentatevi della porcata nota come legge sulle intercettazioni, quella dove il bambino è stato scaraventato fuori dalla finestra assieme all’acqua sporca degli abusi, in attesa del pronunciamento della comunistissima corte costituzionale. Potete riuscirci anche voi, se finora se lo sono fatto bastare Confindustria, Confartigianato, Federalberghi. Tutti entusiasti di sentire il premier trionfante mentre comunica loro che di riforme economiche una cippa (sempre per colpa della Costituzione), ma in compenso abbiamo impedito che gli italiani vengano pedinati dalla Stasi e dalla Securitate de noantri. Il Pil può attendere, e forse non è nemmeno un male: sospettiamo che anche quello possa essere comunista.

Ma il premier faccia attenzione anche entro le mura della propria cittadella, il grosso degli ostruzionisti potrebbe celarsì là. Partendo dallo spiritello comunista che inserisce a sua insaputa nuove tasse nella manovra, per finire a chi lo sconfessa in termini così perentori da tramutare la sua immagine da quella di un benevolo padre-padrone, occasionalmente alterato ma sempre “a fin di bene”, a quella di un nonno bizzoso ma nel complesso (ancora) gestibile senza danni, per sé o per gli altri.

E via, verso nuovi nemici.

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