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Il mutuo col tetto ma senza fondamenta

Nei giorni scorsi il segretario del maggiore sindacato italiano dei lavoratori bancari ha lanciato un grido di dolore e allarme per le pressioni inflazionistiche. Ci sta, dopo tutto. L’inflazione erode il potere d’acquisto dei lavoratori. Ma qui si è andato oltre, preoccupandosi dei risparmiatori ma anche di mutuatari o aspiranti tali. Solo che le soluzioni proposte paiono piuttosto problematiche.

Per Lando Maria Sileoni, alla guida della Fabi, c’è un rischio di impoverimento del paese:

Senza una robusta crescita economica e, quindi, senza un aumento delle retribuzioni, sui 1.143 miliardi di euro lasciati dalle famiglie sui conti correnti bancari pesa, di fatto, una tassa occulta di circa 35 miliardi annui, pari al 3,1% di inflazione, il livello registrato a ottobre in Italia, mentre nell’eurozona è al 4,1%, in Germania al 4,6% e negli Stati Uniti al 6,2%.

C’è grossa inflazione

Non mi è chiarissimo il nesso tra robusta crescita economica, retribuzioni e inflazione. Come se la prima e la seconda scongiurassero la terza. In caso di crescita trainata dagli investimenti, forse. Ma non è detto. Come che sia, quando la crescita eccede il potenziale, l’inflazione compare.

Senza parlare delle altre criticità del periodo che viviamo, come le strozzature dal lato dell’offerta, tema sul quale è in corso un appassionante dibattito sulla nascita di uovo e gallina, per linee rigorosamente ideologiche.

Per Sileoni, che è uomo pratico, “L’inflazione è generata soprattutto dalla speculazione sulle materie prime“. Diciamo che questa è una delle componenti, la finanziarizzazione che retroagisce sull’economia reale. Ma certo non l’unica. Il problema, per il segretario della Fabi, è quando l’inflazione spinge al rialzo i tassi.

In quei casi sono notoriamente problemi per i grandi indebitati, Stato incluso, e per coloro che vorrebbero indebitarsi. Sempre che non sia in atto una repressione finanziaria per cui l’inflazione non si scarica sui tassi e sui rendimenti di mercato, ovviamente.

Fermate i tassi per un giro

E quindi, che fare? Sileoni ha un’idea, che trasmette a Mario Draghi e al neo-riconfermato capo del sindacato dei banchieri italiani, Antonio Patuelli. Occorre

[…] trovare una soluzione volta a porre un tetto, per un anno, sui tassi di interesse praticati dalle banche sui prestiti per la casa. Draghi conosce perfettamente il settore bancario e, se metterà attorno al tavolo gli amministratori delegati dei principali gruppi bancari italiani, troverà certamente una strada per aiutare le famiglie.

Solo per un anno? Quindi secondo Sileoni si tratta di inflazione transitoria? Ma se così, perché imbarcarsi in una “soluzione” del genere? E comunque, parliamo di cosa, esattamente? Dei mutui a tasso variabile già stipulati? Di quelli da stipulare? Di certo, non di quelli a tasso fisso già in essere. E per quelli da accendere, che si fa? Un “tasso civetta” di ingresso che poi scatta in avanti -con maggiorazione- dopo poco tempo? Oppure la scomparsa dal mercato di offerte a tasso fisso per la durata del blocco?

Sileoni da sempre è meritoriamente impegnato nella battaglia contro le pressioni commerciali, quella sorta di tortura psicologica che le banche infliggono ai propri dipendenti a vendere di tutto e di più per puntellare i margini erosi dai bassi tassi. Stupisce quindi che faccia proposte di così corto respiro e potenzialmente problematiche per i suoi iscritti.

Repressione finanziaria e populismo

L’onere inflitto alle banche dal blocco dell’indicizzazione per un inutile anno verrebbe infatti recuperato per altre vie e su altri prodotti, collocati anche dagli iscritti al sindacato di Sileoni. Inoltre, in una fase di ripresa auspicabilmente permanente, i tassi salgono. Quindi che dovremmo fare, secondo Sileoni, reprimerli per evitare problemi? Da un anno di “moratoria” sui tassi a due, tre, quanti?

Davvero strano che una proposta così “estemporanea” venga da un esperto addetto ai lavori. A voler essere malevoli si potrebbe leggere come messaggio nemmeno troppo in codice di carattere politico-elettorale. Forse che Sileoni si prepara a “scendere in campo”, magari con qualche sigla dalla caratterizzazione patriottico-populista? Le premesse ci sono. Ricordiamo che Sileoni voleva andare a manifestare “sotto l’Eliseo”, da Emmanuel Macron, contro eventuali piani di riduzione degli organici di Unicredit decisi dall’ex a.d. Jean-Pierre Mustier.

Il “pericolo franzoso” al massimo grado, cose da far entusiasmare il Copasir e Giorgia Meloni. Sileoni fratello d’Italia contro realtà e tassi d’interesse? Lo vedremo, ma questi sembrano primi passi di una forma di populismo economico: reprimere i tassi che attentano alla nostra valorosa ripresa. Speriamo invece siano quelli di un lungo cammino verso la comprensione dei fenomeni economici.

Foto di Nattanan Kanchanaprat da Pixabay

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