Rendite progressiste, un lustro dopo

Ricordate (domanda retorica: cinque anni sono un’era geologica in un paese che vive di spin mediatici compulsivi) il caso dell’acquisizione del controllo dell’autostrada Milano-Serravalle, ad opera della allora giunta provinciale milanese di centrosinistra guidata da Filippo Penati? Per chi vuole rinfrescarsi la memoria, qui c’è un riassunto. Per tutti gli altri, basti sapere che il buon Penati si indebitò per 238 milioni di euro con la allora Banca Intesa per permettere alla provincia di Milano di acquisire dal costruttore Marcellino Gavio un 15 per cento di capitale da aggiungere al 36 per cento che già possedeva. Azione resa “necessaria” dall’esigenza di estromettere dal patto di sindacato il Comune di Milano, con il quale si era già abbondantemente sopra la maggioranza assoluta della Serravalle.

Penati, all’epoca, non fornì alcuna giustificazione razionale per un’operazione che impegnava ingenti risorse pubbliche, limitandosi ad ipotizzare un ricollocamento in borsa che non è mai avvenuto. Oggi, a cinque anni di distanza, la Corte dei conti ravvisa nell’operazione di Penati gli estremi del danno erariale, perché le azioni di Gavio furono acquisite ad un prezzo superiore di quasi il 50 per cento a quello stabilito dall’advisor di Serravalle. Non solo, ma quella demenziale “scalata” ha causato anche un danno patrimoniale al comune di Milano, provocando il deprezzamento (per perdita del premio di controllo) del pacchetto della Serravalle posseduto da Palazzo Marino, che ora si accinge a mettere in mora la ex giunta Penati per impedire che si giunga alla prescrizione del diritto al risarcimento.

Ci sono voluti cinque anni, ma alla fine ci siamo arrivati. In tutto ciò lascia assai perplessi che il Pd milanese, con il suo capogruppo in comune, Pierfrancesco Majorino, abbia deciso di assumere una linea di difesa (sperabilmente d’ufficio) dell’indifendibile Penati basata sull’ormai classico “e tu, allora?”, rivolto a Letizia Moratti. E questo proprio mentre l’opera di un altro esponente del Pd, Davide Corritore (già alla guida della società di gestione del risparmio di Deutsche Bank in Italia) ha permesso di scoperchiare la pentola delle porcate fatte negli scorsi anni con i derivati. Penati è indifendibile, su questa specifica operazione, e a Milano lo sanno tutti, da sempre.

Forse la sua “intoccabilità” deriva dal fatto che l’ex sindaco di Sesto San Giovanni è oggi uomo di fiducia di Pierluigi Bersani. Il quale dovrebbe porre molta attenzione a questa vicenda, se mai fosse stato così distratto da non averla notata negli ultimi cinque anni. Milano è da sempre uno dei principali laboratori per la sinistra riformista. Occorre evitare che in esso prevalgano i ceppi affaristici, rinverdendo le gesta di quella sinistra migliorista, all’epoca ribattezzata pigliorista, i cui esponenti erano gemellati con i socialisti, anche nei tribunali.

Aggiornamento del 21 febbraio 2014: aspettiamo più o meno fiduciosi.

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