La moschea e i libertari

L’adamantino libertario Ron Paul ha le idee molto chiare sul tema della moschea che dovrebbe essere edificata a pochi isolati da Ground Zero. A suo giudizio, la difesa del diritto di proprietà e dell’articolo 1 della Costituzione deve restare intransigente, e non limitarsi a lip services che nascondono pressioni, motivate con la richiesta di “sensibilità” a non costruire un moschea in quella zona.

Ma la cifra politica dell’intervento di Paul è la sua critica frontale ai neocon, che a suo giudizio brandirebbero l’islamofobia per continuare una politica imperialistica che finirà col soffocare la libertà in America. Torna quindi il tema dell’isolazionismo anche come protezione dal Big Government. Per Paul non ci sono motivazioni razionali per vietare la costruzione della moschea, e per spiegarlo ricorre ad un esempio, forse un po’ spericolato:

«The justification to ban the mosque is no more rational than banning a soccer field in the same place because all the suicide bombers loved to play soccer»

C’è anche un problema di sondaggi e manipolazione dell’opinione pubblica, secondo Paul. Se oggi vietiamo la costruzione della moschea perché la maggioranza della popolazione ascolta dei demagoghi,

«What would we do if 75% of the people insist that no more Catholic churches be built in New York City? The point being is that majorities can become oppressors of minority rights as well as individual dictators. Statistics of support is irrelevant when it comes to the purpose of government in a free society—protecting liberty»

Il sondaggio come nuovo dittatore, e come fonte di prevaricazione di quelle stesse libertà fondamentali tutelate dalla costituzione federale. Concetti che occorrerebbe tentare di spiegare anche a qualcuno, a casa nostra. Ma c’è dell’altro, nell’elaborazione di Ron Paul, ed è lo schiacciamento della dimensione individuale per opera degli etichettamenti e della stereotipizzazione: etnica, religiosa, di genere:

«The outcry over the building of the mosque, near ground zero, implies that Islam alone was responsible for the 9/11 attacks. According to those who are condemning the building of the mosque, the nineteen suicide terrorists on 9/11 spoke for all Muslims. This is like blaming all Christians for the wars of aggression and occupation because some Christians supported the neo-conservatives’ aggressive wars»

Chissà perché, questi sillogismi ci hanno subito richiamato alla mente un altro fine pensatore occidentale. A parte questa varia umanità, le parole di Paul confermano che siamo destinati ad uno scontro di civiltà, questa volta tra le destre d’America.

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