Il ministro per lo Sviluppo economico ci sarebbe

Ma la politica lo lascia sdentato, oltre che inascoltato. Come scrive oggi Francesco Giavazzi sul Corriere, assieme a tanti altri dati molto interessanti, che confermano che siamo un paese che ha capito assai poco del mondo e dell’economia,

Il presidente della Repubblica lamenta il ritardo nella nomina del ministro per lo Sviluppo. Mi dispiace contraddirlo. Abbiamo già un ministro per lo Sviluppo e la crescita: si chiama Antonio Catricalà, il presidente dell’Antitrust. Anziché rischiare un ministro che si inventi una nuova «politica industriale», meglio tradurre in leggi e regolamenti le segnalazioni che l’Antitrust invia a governo e Parlamento e che ormai nessuno nemmeno più legge. Che fine ha fatto il disegno di legge sulla concorrenza (benzina, commercio, farmaci, appalti) che il governo ha promesso?

Già, che fine avrà mai fatto quel disegno di legge? Forse attendiamo anche quello per “la prossima settimana”?

Eppure notiamo che molti acuti “osservatori” preferiscono impiccarsi alla pagliuzza della decrepita espressione di Napolitano (“politica industriale”), anziché appendere il governo all’enorme trave dell’inazione occultata dietro il cicaleccio propagandistico. Come sempre.

P.S. Ovviamente l’Antitrust ha come compito istituzionale l’attuazione delle linee-guida stabilite dal parlamento, quindi su verosimile impulso di governo e maggioranza. Il fatto che Giavazzi invochi una sorta di inversione della causalità crediamo la dica molto lunga sulla paralisi di questo esecutivo.

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