Frammenti di una decomposizione

Tre segnalazioni per comprendere la radici del declino italiano e indignarsi, in caso ve ne fosse rimasta la forza.

Su noiseFromAmerika, Michele Boldrin segnala che l’Italia ha la pressione fiscale più alta del mondo sui percettori di redditi lordi superiori ai 100.000 dollari annui (circa 75.000 euro). Questi sono i nostri “ricchi”, o meglio quella parte di classe media che, al netto di fenomeni parassitari (e a partire da quella fascia di reddito ce ne sono molti, nel pubblico come nel privato) sono o dovrebbero essere la spina dorsale del sistema produttivo, in termini di coordinamento, creatività e capacità di problem solving. Per Boldrin, questa è l’evidenza aneddotica decisiva alla base del nostro deficit di produttività.

Altro fattoide degno di nota: su la Stampa un reportage di Marco Alfieri sulle piccole e medie imprese italiane che votano con i piedi, e si spostano nel Vallese svizzero, in Austria o in Slovenia. Non per il costo del lavoro, almeno non in misura decisiva, quanto per la fiscalità di vantaggio, per i minori costi dell’energia e per una burocrazia che svolge il ruolo che ogni burocrazia dovrebbe svolgere: quello di agevolatore dell’attività d’impresa, e di additivo alla produttività totale dei fattori. Leggetelo questa sera, magari al posto di vedere telegiornali in cui vi spiegano le ultime prodezze della foca monaca o in cui vengono dedicati 15 minuti alla ” grande confusione che regna sotto il cielo della politica”, perché Bossi non vuole il trampolino suggerito da Calderoli (e no, spiacenti ma neppure il tg di Mentana ci piace).

Da ultimo, un doveroso bookmark al sito “Cervelli in fuga“, sito generato da un libro che ha prodotto anche una trasmissione di Radio24 condotta da Sergio Nava, dove si raccontano le imprese dei nostri expat e, soprattutto, che accade quando i medesimi tentano di tornare e si vedono offrire compensi ridicoli da parte di tremebondi burocrati degli uffici del personale di imprese italiane, la cui missione (anzi, mission, che fa più internationally minded de noantri) è quella di selezionare dei piccoli yesman destinati ad essere valutati in via prevalente sulla capacità che mostreranno nel chiudere entrambi gli occhi di fronte alle porcherie ed alla irrazionalità organizzativa a cui assisteranno una volta inseriti nella realtà lavorativa del Belpaese (e si, questa è autobiografica).

Bene, la ricreazione è finita, tornate pure ad occuparvi della riforma della legge elettorale, del vitalismo sacconiano e dei rutti di Bossi.

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