Macromonitor – 28/11/2010

Un’altra settimana di ribassi per le asset class più rischiose. Malgrado ciò, il debito governativo non ha recuperato, a causa dei timori per il peggioramento della qualità del credito sovrano, che accrescono l’incertezza. L’effetto congiunto dell’approssimarsi della fine dell’anno, i buoni ritorni da inizio 2010 e le crescenti incertezze sono elementi che dovrebbero smorzare le eventuali buone notizie dall’economia.

Per il 2011 è verosimile attendersi lo scontro tra le forze rialziste date da attività economica vista in miglioramento ed utili in ripresa e quelle ribassiste rappresentata dalla stretta creditizia cinese e dalla crisi sovrana dell’Unione monetaria europea. I dati economici, nelle ultime settimane, hanno battuto consistentemente le aspettative, portando alcune case d’investimento a rivedere al rialzo le previsioni di crescita. Su questo scenario pesa tuttavia la stretta fiscale che i paesi sviluppati hanno avviato e potrebbero essere costretti ad accentuare, per fronteggiare la tendenza dei deficit pubblici ad eccedere le previsioni. In questo contesto, la stretta cinese e la crisi di debito sovrano di Eurolandia potrebbero fungere da catalizzatore di una più generale crisi globale oppure restare eventi circoscritti, e questo esito sarà la determinante dell’andamento di economia e mercati nelle settimane e mesi a venire.

In area Euro, l’attuale quadro istituzionale della moneta unica appare instabile, poiché l’unificazione monetaria ed economica degli ultimi due decenni non è stata seguita dalla necessaria unificazione politica e fiscale della regione. L’area Euro potrebbe cogliere l’opportunità di questa crisi per creare le istituzioni politiche e finanziarie necessarie per la gestione congiunta di spesa pubblica e finanziamento, oppure evolvere verso una regione più piccola, oppure andare verso la disintegrazione. Allo stato, esiste il rischio che la crisi debba peggiorare significativamente prima che le necessarie istituzioni centrali fiscali siano realizzate.

Questa situazione ha un certo numero di implicazioni di medio termine per i mercati. Ad esempio, l’instabilità che si protrae nel 2011, deprimendo i prezzi degli asset europei. Oppure, la progressiva presa di coscienza dell’ineluttabilità di default sovrani in Eurolandia. Ciò significa che i mercati del debito governativo saranno sempre più valutati in funzione del rischio di credito, soprattutto quelli maggiormente dipendenti da acquirenti esteri. Gli spostamenti di fondi dai paesi sviluppati verso presunti “porti sicuri”, cioè verso paesi emergenti con basso debito ed elevata crescita, potrebbero produrre delle situazioni di bolla.

Sul mercato obbligazionario, gli spread periferici si sono mossi in settimana verso nuovi massimi, malgrado l’avvio della procedura per il salvataggio dell’Irlanda. I mercati sono turbati dalla possibilità che una ristrutturazione del debito sovrano irlandese possa avere serie conseguenze per il debito bancario senior anche altrove in Europa, mentre operazioni di riacquisto consensuale non produrrebbero tale effetto. Questo ha evidenti implicazioni anche per il finanziamento del debito sovrano, perché è ormai acquisito che debito governativo e debito bancario sono strettamente interconnessi, con le banche a fare da anello debole della catena.

L’aspetto più preoccupante della crisi di debito dell’area euro è che sta auto-rinforzandosi, con i crescenti spread e volatilità che allontanano gli investitori più conservativi dai paesi periferici. In settimana la Spagna è stata particolarmente colpita, e la capacità di finanziamento del paese iberico è ciò che determinerà se questa è una crisi locale o sistemica. La Spagna è apparentemente meglio posizionata di Grecia, Irlanda e Portogallo: ha minore debito, una significativa base di investitori domestici e, almeno fino a ottobre, ha visto una forte domanda di non residenti verso il proprio debito.

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