Sorpresa: la corruzione è sempre tra noi

La corruzione e la frode, soprattutto nel settore dei contributi nazionali e dell’Ue, sono “patologie” che “continuano ad affliggere la Pubblica amministrazione” e i cui dati “non consentono ottimismi”.  A sottolinearlo è il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, durante la cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2011. Chi l’avrebbe mai detto?

E mentre attendiamo fiduciosi le famose nuove norme anticorruzione che il governo Berlusconi aveva promesso a tambur battente in vista delle elezioni dello scorso anno (subito dopo l’apertura dell’anno giudiziario 2010), la procura generale della magistratura contabile, nella parte della relazione dedicata al fenomeno della corruzione nella pubblica amministrazione, critica una serie di scelte legislative anche del passato.

Tra cui la legge Cirielli del 2005 che, nell’aver dimezzato i termini di prescrizione per il reato di corruzione da 15 a 7 anni e mezzo, ha avuto come risultato che “molti dei relativi processi si estingueranno poco prima della sentenza finale, sebbene preceduta da una o due sentenze di condanna e con conseguenze ostative per l’esercizio dell’azione contabile sul danno all’immagine”. Dal 2009, infatti, il danno all’immagine perseguito dalla magistratura contabile è stato circoscritto ai soli reati contro la pubblica amministrazione (corruzione, concussione, peculato etc) ed è perseguibile solo in caso di sentenza penale definitiva.

E ancora:  la Corte dei Conti auspica gentilmente che il ddl sul processo breve “non costituisca un ulteriore ostacolo alla lotta contro la corruzione” : “da rispettosi osservanti delle norme varate dal Parlamento – aggiunge il Pg – si resta perplessi di fronte a recenti leggi che consentono una profonda alterazione di principi di certezza del diritto”.
“Anche i positivi risultati connessi allo svolgimento di incisive ed estese indagini giudiziarie – afferma la procura generale della Corte dei Conti – sono assolutamente temporanei ed effimeri, se non accompagnati da una adeguata politica di prevenzione che miri a cambiare il quadro di riferimento che ha reso possibile i comportamenti corruttivi”.

Per questo  governo e Parlamento vengono sollecitati a dare corso ad una serie di interventi: il ddl anticorruzione del marzo del 2010 che, ”sebbene appaia per molti aspetti carente”, è ancora fermo al Senato; la ratifica della Convenzione europea di Strasburgo sulla corruzione, già da tempo sottoscritta dall’Italia, ma che ancora attende di entrare nel nostro ordinamento. Quanto sono lontani i tempi in cui Cocorito Capezzone squittiva, in campagna elettorale, sull’ultima delle sue geniali scoperte per dare una scossa al torpore di un paese: la responsabilità patrimoniale dei pubblici amministratori, peraltro già ampiamente esistente. Lo ripetiamo: quello che fotte questo paese è l’assenza di memoria di breve termine.

E mentre torme di guitti (gli insider al sistema lo fanno da pagati, gli esterni solo per purissima stupidità) si sbracciano nella quotidiana lotta nel fango tra una cosca chiamata destra ed una chiamata sinistra, il paese viene sistematicamente depredato, ogni giorno, da tempo immemore. Come stupirsi del nostro gap di crescita rispetto ai paesi con i quali ci confrontiamo? Memorizzate questo passaggio:

«Dalle principali convenzioni in materia emerge la preoccupazione per gli effetti generati da pratiche corruttive diffuse: cattiva allocazione delle risorse pubbliche, alterazione delle regole sulla concorrenza, innesco di sistemi fiscali regressivi, riduzione degli investimenti diretti esteri. Fattori tali da esercitare, a loro volta, una funzione frenante sullo sviluppo economico»

Come riuscire ancora a discettare di iniziative per la crescita, a fronte di una classe politica così densamente popolata di satrapi? O forse si tratta di un orientamento culturale del paese, così disgustosamente alieno, a maggioranza, dal concetto di senso dello stato e della comunità nazionale? Se così fosse, inutile attendersi riscatto. Proseguiamo la discesa agli inferi, in attesa della deflagrazione finale. Ma almeno la maggioranza è salda.

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