E provare a diversificare?

Secondo Eurostat, nel 2009, l’Italia è stata destinazione del 49 per cento dell’export libico verso il blocco europeo a 27 membri (Ue-27); nello stesso anno, è nostro il 39 per cento delle esportazioni della Ue-27 verso il paese nordafricano. In cifre, sono rispettivamente 10.243 e 2.438 milioni di euro. Staccatissimo il paese al secondo posto nella graduatoria dell’intercambio, la Germania.

Ora, come è facilmente intuibile avendo un minimo di rudimenti economici (fuori quindi della portata dei giornalisti della Padania), questo deficit commerciale bilaterale (o meglio, il saldo delle partite correnti, di cui il saldo commerciale è magna pars), deve trovare compensazione in flussi di capitale di entità equivalente. Il che significa investimenti libici, diretti e di portafoglio, in attività del nostro paese, da Fimeccanica a Unicredit alla Juventus e quant’altro. Se abbiamo così tanta paura dei fondi sovrani in generale, e di quello libico in particolare, cerchiamo di non avere una voragine nell’interscambio commerciale bilaterale, ed il problema sarà risolto.

Non proprio "scatolone di sabbia"

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