Tu chiamali, se vuoi, cialtroni – 2

Non stupisce realmente, la pur tardiva (e, soprattutto, tarda) reazione del cosiddetto “esecutivo” italiano al disastro nucleare giapponese. Quello che stupisce semmai è il decisionismo declamatorio dei primi giorni dopo l’evento. Si ha quasi l’impressione che i Nostri non leggano i pur mediocri giornali italiani, e men che meno riescano a prendere informazioni fuori dai patri confini. Un caso di autointossicazione da palinsesto addomesticato?

Di particolare rilievo è la traiettoria della decorativa ministra dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che andiamo di seguito a riassumere:

«Trovo strumentale e macabra la polemica sul nucleare italiano» – 12 marzo 2011;

«La linea italiana sul nucleare non cambia. Nessuna sottovalutazione, ma neppure un allarmismo rispetto ad una situazione eccezionale, una calamità che è stata definita un’apocalisse in un paese ad altissimo rischio sismico» – 14 marzo 2011

L’abbandono del nucleare a seguito del referendum del 1987 in Italia fu «una scelta sciagurata, dettata purtroppo da un’emotività fortissima, speculando sulla paura» – 14 marzo 2011

Ma già il 15 marzo la ministra tutta d’un pezzo (quando non scoppia a piangere) stava compiendo un percorso di presa di coscienza:

«L’incidente nella centrale giapponese, che seguiamo con preoccupazione, ci spingerà ad approfondire ulteriormente i temi della sicurezza, e i problemi di sismicità dei siti»

E’ sempre meglio approfondire, in effetti. Il 16 marzo ecco stagliarsi all’orizzonte la mitica Europa, coperta di Linus dei governi destrorsi italiani, quando non viene esecrata per la curvatura delle banane e la mancanza dell’euvo di cavta:

“La priorità è la salute e la sicurezza dei cittadini, faremo scelte con l’Europa”

Nel giorno delle celebrazioni dell’Unità d’Italia, ecco la capitolazione, con argomentazioni inoppugnabili, che non sfuggono ad orecchie indiscrete nei corridoi di Montecitorio:

«E’ finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate». Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si ferma a colloquio con il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ed il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, ed indica la strategia per l’uscita dell’Italia dal nucleare. Il responsabile del dicastero di via XX Settembre ascolta la collega con interesse. «Bisogna uscirne, ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare niente. Si decide tutto tra un mese» (Ansa)

Ribadiamolo, nessuna meraviglia. Questo approccio del governo (a prescindere dalla effettiva convenienza economica a costruire centrali nucleari) è l’immagine speculare del celebre proclama sui “tre anni dopo le elezioni” per fare le riforme, “senza l’ansia del consenso quotidiano”, come ebbe a dire l’altro grande statista craxiano che guida il dicastero del Lavoro.

Restiamo il paese dei virtuosi del virtuale, quello dove nei giorni pari si elaborano grandi riforme di struttura, e in quelli dispari si dà la colpa ai comunisti frenatori. Il problema, come ben sappiamo, sono quelle seccanti elezioni, e per suprammercato mettiamoci pure i sondaggi d’opinione (non si sa mai, meglio non correre rischi). Non che altri paesi non siano mossi da considerazioni elettorali: vedi la decisione della Merkel sulla sospensione per tre mesi della proroga di funzionamento degli impianti tedeschi più datati, ma in quel caso si parla pur sempre di un passo successivo alla costruzione delle centrali. L’Italia, per contro, è riuscita ad attrarre l’attenzione anche dell’esagitato commissario Ue all’Energia, Guenther Oettinger, che si è detto “curioso” di capire cosa avrebbe fatto l’Italia in materia. Come se l’Italia avesse già centrali nucleari in esercizio, o almeno in costruzione. Siamo riusciti ad ipnotizzare anche i nostri interlocutori europei, evidentemente.

Ora, c’è una soluzione definitiva per risolvere i nostri problemi di “studio” ad “approfondimento” che interferiscono con le elezioni. Anzi, ce ne sarebbero due, ma quella relativa alla sospensione delle consultazioni elettorali la scartiamo (per ora) perché troppo problematica: tenere tutte le elezioni allo stesso momento, ogni cinque anni, e puntare su nuove tecnologie che consentano di costruire una centrale nucleare (ma anche un ponte sullo Stretto, in caso) in meno di cinque anni.

Se il comportamento di un governo peronista ed ammalato di consenso è approssimativamente comprensibile, molto meno lo è quello degli “esperti”, come Chicco Testa ed Umberto Veronesi, anch’essi passati in pochi giorni dalle certezze granitiche alla italianissima “pausa di riflessione”, con sfumatore di contrizione. Ma non era già tutto chiaro?

«Le scorie della produzione energetica non sono un problema; al momento è una piccola quantità che viene vetrificata e poi sigillata. Potrei dormire in camera da letto con le scorie» – Umberto Veronesi, 30 novembre 2010

Ma non è che qualcuno ha visto troppe puntate dei Simpson?

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