La sovranità perduta

(*Post di ingegneria finanziaria, in una giornata di calma festiva sui mercati anglosassoni)

Continuano dibattiti e conciliaboli più o meno pubblici sul destino del debito greco, in una giornata di calma piatta per le festività di Londra e New York. Pare (condizionale d’obbligo, visto che la vicenda assume ogni giorno contorni sempre più surreali ) la prossima mossa potrebbe essere la sostituzione dell’equivalente greco dell’Agenzia delle entrate (o meglio, dei suoi dirigenti) con funzionari della Ue, che come fantasia ammetterete non è male. Perché fidarsi è bene, ma premunirsi è meglio.

Altra ipotesi è la segregazione in un fondo, sempre gestito dalla Ue, del patrimonio greco privatizzabile, che verrebbe anche posto a garanzia delle nuove erogazioni, come da insistente richiesta soprattutto (ma non esclusivamente) finlandese. Sarà comunque interessante cercare di capire se l’inevitabile reprofiling del debito verrà deciso già a questo giro, magari con la sola partecipazione di Ue e Fmi (poiché la Bce è ferocemente contraria), mentre continuano a circolare boatos di non meglio specificati “incentivi” ai creditori privati per giungere ad un programma volontario di allungamento delle scadenze.

Se il punto cruciale è che ogni e qualsiasi riduzione del valore attuale netto delle obbligazioni (anche se volontaria) è causa di default, un modo per evitare tale riduzione potrebbe ad esempio essere quello di aggiungere ai bond un warrant, legato alla performance dell’economia greca, ad esempio alla crescita del Pil. In questo modo il valore del warrant (che ha una componente opzionale) si sommerebbe al valore attuale del bond, dopo l’allungamento delle scadenze e l’eventuale riduzione della cedola.

Una soluzione alternativa/complementare, che permetterebbe alla Bce di svuotare i cestini della carta straccia oggi inzeppati di titoli di stato greci, consisterebbe invece nel fornire allo European Financial Stabilisation Fund (EFSF) la possibilità di acquistare titoli greci sul mercato secondario, e non solo all’emissione. In tal modo si avrebbe un arbitraggio sui tassi: l’EFSF presta alla Grecia a tasso non usurario, e compra sul secondario titoli greci che rendono intorno al 15 per cento. Se tutto va bene e quei titoli vengono portati a scadenza senza esplosioni nucleari, verrebbero pure creati dei soldi direttamente dall’antimateria.

Comunque vada, attendetevi qualche operazione di financial engineering e tanta, tanta ipocrisia. Si va all’estensione e rinnovo delle passività greche. Il collasso può attendere.

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