Da Laffer ad Andreotti, via Tremonti

Scrive oggi Nicola Porro, nella valutazione della manovra governativa:

«È incre­dibile come in molti si dimenti­chino che lo stesso Tremonti fece nell’estate del 2008 una manovra da quasi 40 miliardi (da cui i famo­si tagli lineari) che proprio in que­sti anni sta dispiegando i suoi ef­fetti e grazie alla quale il nostro deficit è inferiore alla media euro­pea. Oggi si ripete il copione, si mettono in manutenzione i conti del prossimo anno e mezzo e si porta in pareggio il bilancio nel 2014. Come promessa a Bruxel­les. Nessuna bomba a orologeria»

Le cose non stanno esattamente in questi termini.

Intanto, forse Porro dimentica che la manovra dell’estate 2008 era quella della famosa “messa in sicurezza” dei conti pubblici, con proiezione triennale dei saldi. Come tale, è avvenuta a inizio legislatura, non ad una fine che addirittura si accavalla ad una elezione. E peraltro quella manovra è stata così decisiva da necessitare di una correzione ulteriore in corso d’opera, stanti i buchi di bilancio che nel frattempo si sono aperti.

Ma è il profilo temporale di questo intervento ad essere assurdamente squilibrato. E’ vero che, in astratto, prendere tempo in attesa che la congiuntura riparta e consenta di produrre più gettito “spontaneo” può avere qualche senso, ma non ci si dimentichi che siamo ormai nel terzo anno di una cosiddetta “ripresa”, e da qui ad altri tre anni le probabilità che un nuovo rallentamento ciclico smorzi ulteriormente un profilo di crescita nullo, è molto alta o almeno non trascurabile, se siete tifosi del contabile di Sondrio e del contaballe di Arcore. Quindi, quello di Porro pare proprio un confronto tra pere e mele.

La bomba ad orologeria in realtà c’è tutta, se non si riuscirà a fare ripartire la crescita. Ma, visto che la crescita non riparte solo desiderandolo intensamente, e che non ci sono misure profonde e pesanti di liberalizzazione, è altamente probabile che tra un paio d’anni saremo nei guai. In realtà siamo degli inguaribili ottimisti. Saremo nei guai tra un paio di mesi, con questa traiettoria.

Quanto al resto, da Porro solo buffetti per misure tra le più demenziali e disorganiche che si ricordino almeno dall’epoca andreottiana. In Italia soffriamo evidentemente di un liberismo timido ed amnesico, è quello che ci frega. Nel frattempo, attendiamo il leggendario disegno di legge delega sulla riforma fiscale. Finirà in un cassetto entro poche settimane, ma volete mettere quanti splendidi editoriali ci si potranno scrivere sopra, e quanti tribuni della plebe potranno infiammare le folle ed i social network con la narrativa della macelleria sociale?

Per chi guarda i segnali dell’economia e non il dito, oggi Markit comunica che, secondo l’indice dei direttori acquisti delle imprese manifatturiere, l’Italia segna una contrazione in giugno, scendendo sotto la soglia-spartiacque di 50, in compagnia degli altri PIGS, ed al minimo da 20 mesi. Ma sono dettagli, e fors’anche un complotto internazionale.

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