Lo spacchettamento del senso comune

Sul suo blog, Antonio Martino torna sulla sua proposta di ritorno alla Prima Repubblica, mercé spacchettamento del ministero dell’Economia nei vecchi ministeri in esso confluiti, e comunque almeno di Finanze e Tesoro. Si parte subito con una bella reminiscenza dello Statuto Albertino, nel quale “il presidente del Consiglio sottoponeva al Re un decreto di revoca di un ministro e, se il Re firmava, il ministro era revocato”. Interessante la specifica: “se il Re firmava”. Se non firmava e Martino fosse vissuto in quella epoca aurea, il Nostro ci avrebbe rintronati di citazioni di pensatori liberali sulla perversione del potere. Segue la stigmatizzazione della intrinsecamente malvagia natura catto-comunista della nostra Costituzione, dove il presidente del Consiglio è una sorta di primus inter pares. Non è proprio così alla lettera, ma di certo non è neppure una one man band, ne conveniamo. E quindi?

La soluzione, per Martino, risiederebbe nella moltiplicazione delle poltrone di governo dell’economia, senza alcuna altra modifica costituzionale? Se così fosse, duole ricordare a Martino che le cose potrebbero solo peggiorare. Ribadiamo, ad uso dei lettori, giovani e meno giovani, e di Martino stesso: si ricordi che accadde nel governo Spadolini, tra Nino Andreatta e Rino Formica, e si faccia passare queste nostalgie di ancien régime. Basta dire che Tremonti gli sta sulle palle e la cosa si risolve, oltre a divenire umanamente più comprensibile e condivisibile. E se il problema è Tremonti, basta che Berlusconi chieda al fiscalista di Sondrio di farsi da parte, visto che il premier resta comunque investito delle responsabilità previste dal primo comma dell’articolo 95 della Costituzione.

Ma è soprattutto singolare il modo in cui Martino giustifica l’esigenza di smantellare la guida ministeriale unitaria dell’economia:

«Quanto allo spendere e spandere, l’articolo 81 (voluto da Einaudi e Vanoni), oltre ai vincoli di Maastricht, sono ormai un deterrente efficace alla dilatazione del deficit»

Ah ecco, c’è l’articolo 81 della Costituzione, giusto! Che peraltro c’era anche negli anni di Craxi, quando i deficit pubblici italiani esplodevano, ponendo le premesse per la dannazione odierna, amorevolmente accuditi da un ministro delle Finanze, uno del Tesoro, uno del Bilancio, uno del Mezzogiorno, uno delle Partecipazioni Statali. Bei tempi liberali, quelli: nessuna concentrazione del potere!

Ma forse Martino pensa che l’articolo 81 è stato inserito solo nella cosiddetta Seconda Repubblica. E quanto ai vincoli di Maastricht, non sapevamo fossero così cogenti. Quindi quello che sta accadendo in questi giorni nell’Unione europea che Martino tanto detesta è solo una esercitazione, in caso i parametri di Maastricht venissero fatti saltare e i conti pubblici nazionali alterati? Buono a sapersi, anche se sappiamo che queste cose non possono realmente accadere. O no?

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