La “sindrome del mariuolo” e un’oligarchia terminale

Sulla cosiddetta “Festa Democratica” di Pesaro è destinato ad aleggiare il fantasma di Filippo Penati, che non è l’ultimo degli scodellatori di tortellini o di affumicatori di braciole, ma è stato il capo della segreteria politica del segretario, Pierluigi Bersani. Tutti i fedeli del Pd che, in queste ore e questi giorni, argomentano sulla favoletta delle “mele marce” ricordino che, di solito, “Berlusconi non poteva non sapere”.

E, badate bene, questa non è un’assoluzione del capocomico di Arcore e della sua compagnia di giro, ma la considerazione della natura “sistemica” del cancro italiano, fatto di oligarchie voraci ed insaziabili, che hanno mandato a puttane un intero paese divorandone le fondamenta con la corruzione. Quelle stesse oligarchie che ora ci chiedono “sacrifici”, magari con il diversivo che “era meglio quando c’era la lira”, oppure della “lotta all’evasione”, dimenticando che i primi Grandi Evasori sono loro, quelli che hanno distrutto un paese, e lo stanno spedendo in Grecia per la via più breve possibile.

Già, la Grecia: un paese corrotto dalle fondamenta, con una classe politica asfittica, fintamente bipolarista e genuinamente collusa, con finto ricambio. Circondata da un grande, enorme “potere forte” (la chiesa ortodossa), a cui vengono concessi privilegi inenarrabili; con una popolazione che conosce l’arte di arrangiarsi ed un settore pubblico incancrenito. Ma noi siamo diversi, ricordate. E di certo ogni volta è solo un verme che esce dalla mela, perché noi siamo garantisti, ed alla fine, la responsabilità penale è personale, quel grande principio liberale divenuto la foglia di fico di una intera classe politica. Dovremo invocare e scoprire il liberalismo anche nell’articolo 416 del codice penale, quindi?

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