Il vertice con il buco intorno

Tutto rinviato al prossimo mercoledì, per l’Eurozona polifonica che, con discreto potenziale autolesionistico, ha nominato un grigio burocrate belga come Mister Euro. E chissà se qualcun altro, tra i nostri zelatori domestici, continuerà a fingere di non capire che l’Italia sta rapidamente scalando i punti dell’agenda degli eurovertici, perché anche a Berlino e Bruxelles si sono resi conto che, senza crescita italiana, l’euro è a rischio di catastrofica implosione e noi siamo divenuti la maggiore minaccia alla pencolante costruzione.

E chissà se basteranno le rassicurazioni del nostro premier, che a Bruxelles ha tentato di barattare un decreto sviluppo che non vedrà mai la luce con “un centinaio di provvedimenti di deburocraticizzazione” (sic), mentre i suoi pretoriani, dal segretario-concierge Angelino Alfano al vitalistico Sacconi scuotono vigorosamente la testa in segno di assenso, ripetendo a pappagallo – il sintomo definitivo della letale capezzonizzazione che ha colpito e affondato il Pdl – che “la crescita non si fa per decreto”.

E chissà se domani, sui nostri quotidiani, leggeremo ancora del dibattito sulla patrimoniale leggera o pesante. E di condoni, concordati, ipoteche forzose sulle case degli italiani, perché “arriva il federalismo, resistete”, di “progetti Eurosud”. Siamo alla campanella dell’ultimo giro, gli imbonitori da televendite sono avvertiti. Mercoledì verrà stabilito un programma di ricapitalizzazione per le banche europee che sembra tagliato su misura per massimizzare il danno da infliggere alle banche italiane, che hanno in pancia titoli di stato che stanno deprezzandosi col passare dei giorni. E naturalmente qualche fesso griderà al complotto, alla spartizione del bottino italiano per mano dello straniero invasore, a danno del paese che ne sarebbe uscito meglio di altri perché ricco, come per mesi alcuni confusi e ben retribuiti trombettieri ci hanno spiegato.

Eppure vedrete che ci saranno ancora robuste sacche di resistenza contro la realtà, supportate dall’ormai leggendario analfabetismo economico della nostra classe dirigente. Quello stesso analfabetismo che permette (ad esempio) alla onorevole Deborah Bergamini di esibirsi in una tafazziana Schadenfreude alla notizia che il Pil tedesco il prossimo anno crescerà di solo l’1 per cento. “Vedete? Stanno tutti male, non solo noi”, è il senso. Peccato che, quando “qualcuno” sta male con Pil in crescita dell’1 per cento e quel qualcuno è la nostra locomotiva, noi finiamo a gambe all’aria, con una recessione da manuale. Ma questo evidentemente sfugge alla onorevole signora Bergamini, alle scimmiette che commentano i suoi status Facebook prendendosela con l’opposizione ed a tutti i replicanti scilipotizzati che infestano questo parlamento.

Essere accomunati alla Grecia è un insulto, visto che siamo un paese manifatturiero esportatore ancora vitale sui mercati esteri, malgrado tutto. Ma se oggi il nostro avvenire è sempre più simile a quello di Atene, ciò si deve alla drammatica inadeguatezza di questo esecutivo, ed al suo cocciuto negazionismo sulle riforme. Per questo al paese serve uno scatto di orgoglio, che ci porti fuori da un pantano che rischia di trasformarsi in un incubo. Ma ora ci saranno le riforme, perché prima c’erano i traditori che frenavano, giusto? Qui ancora non ci rende conto di quello che ci aspetta.

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