Il cilicio di bilancio e lo stato di catastrofe innaturale

A quanti ritengono eccessivo pensare che l’Eurozona non sia ben avviata verso una stagione fatta di depressione economica, può essere utile segnalare che la Banca centrale europea ha chiesto ai paesi membri di mettere in costituzione una regola che di fatto renderà fortemente prociclica la politica fiscale.

Nella formulazione originaria, la regola del pareggio di bilancio prevedeva un deficit massimo strutturale, cioè corretto per il ciclo economico, pari allo 0,5 per cento. Che significa ciò? Durante una recessione, le imposte tendono a diminuire e la spesa pubblica ad aumentare. Le prime diminuiscono a seguito del calo dei consumi (Iva) e dell’attività economica (Ires, Irpeg). Le spese, per contro, tendono ad aumentare per il pagamento dei sussidi di disoccupazione (nelle forme vigenti nei vari paesi) e di altri trasferimenti di welfare a quanti perdono il lavoro o si trovano in difficoltà economiche.

Non stupisce quindi che questi meccanismi, che operano in modo pressoché spontaneo ed anticiclico rispetto allo stato dell’economia (detti, non a caso, stabilizzatori automatici), producano un deficit di bilancio pubblico, che serve (non dimentichiamolo) ad attutire la caduta del Pil. Quindi, parlare di un deficit massimo strutturale, o corretto per il Pil, dello 0,5 per cento, significa che il rapporto deficit-Pil va “tarato” per la fase del ciclo in cui ci si trova, con apposite tecniche di misurazione statistica. Per fare un esempio volutamente semplificato, un paese in recessione potrebbe avere un deficit-Pil ciclico del 3 per cento (o più), ma un deficit strutturale (cioè corretto per il ciclo) dello 0,5 per cento.

Ora, accade che la Bce non gradisca la correzione per il ciclo. E per penna e bocca del tedesco Joerg Asmussen scriva ai negoziatori del fiscal compact per segnalare, in termini molto duri, che lo sforamento dello 0,5 per cento è da intendere non in senso strutturale ma ciclico, cioè a prescindere dal fatto che si sia in espansione o recessione. Il limite dovrebbe essere derogabile solo in ipotesi di “catastrofi naturali e serie situazioni di emergenza”, fuori dal controllo dei governi.

Che tradotto vuol dire che durante una recessione, quando cioè il rapporto deficit-Pil tende spontaneamente ad aumentare per i motivi sopra ricordati, i governi dovrebbero attuare una stretta fiscale ferocemente pro-ciclica. Si badi: qui non stiamo parlando di un rapporto deficit-Pil che cresce perché i governi attuano una deliberata politica di deficit spending, ma in conseguenza di una recessione. E’ utile ricordare questa non troppo sottile distinzione a tutti i somari fiscali che, nel bel mezzo di una recessione, ragliano al keynesismo.

E’ del tutto evidente che, se dovesse passare questa richiesta “tedesca” della Bce, avremmo una soppressione degli stabilizzatori automatici, che ci regalerebbe delle recessioni più protratte e profonde. E’ appena il caso di ricordare che l’Italia è un esempio di scuola di soppressione degli stabilizzatori automatici, come dimostra il fatto che siamo riusciti a tenere un rapporto deficit-Pil piuttosto stabile anche quando il nostro Pil è sprofondato del 5 per cento, nel 2009. Quello che è successo dopo al nostro tasso di crescita dovreste ricordarlo, anche se siamo corresponsabili per non aver attuato riforme di struttura e liberalizzazioni che ci avrebbero consentito di rimbalzare di più al momento della ripresa. Ma il bias pro-ciclico di una simile misura del fiscal compact lascia basiti.

Forse, per riuscire a levarci di dosso questo cilicio, dovremmo invocare il famoso stato di catastrofe. Che sarebbe assai poco naturale, peraltro.