Parlamentari, facite ammuina

E quindi, pare che i parlamentari si siano tagliati una somma media lorda di 1300 euro mensili. In realtà, non si tratta di un taglio della retribuzione nominale ma della mancata percezione di un aumento dell’indennità parlamentare che sarebbe derivato dal passaggio dal sistema vitalizio a quello contributivo pro-rata. Quelle somme resteranno peraltro in un fondo a disposizione delle camere, “per futuri ricorsi dei parlamentari” (sic). Meglio che nulla, soprattutto per l’arrivo del contributivo, ma non è (solo) questo l’intervento sui costi della politica che vorremmo vedere.

La Camera, a breve seguita anche dal Senato, ha anche stabilito una ulteriore decurtazione del 10 per cento per le figure apicali, e che l’importo destinato a rimborsi spese, pari a 3690 euro mensili, resterà forfettario per la metà, mentre per la rimanente metà dovrà essere giustificato con documenti di spesa o con assunzione di portaborse, anche se le modalità di contrattualizzazione di questi ultimi sono state rimandate a successivo provvedimento. Ci si chiede perché non eliminare il rimborso forfettario ed aderire al modello utilizzato dal parlamento europeo, che eroga servizi ai parlamentari gestendo anche i rapporti contrattuali dei collaboratori. Con questa nuova normativa, il parlamentare potrà continuare a finanziare il proprio partito, ottenendo peraltro una detrazione d’imposta del 19 per cento sulle somme retrocesse.

Con il passaggio al contributivo pro-rata per tutti i parlamentari, dall’1 gennaio 2012, si è stabilito che l’età minima pensionabile per i rappresentanti del popolo è posta a 65 anni, con un periodo contributivo minimo di 5 anni; ogni anno di mandato parlamentare successivo al quinto riduce l’età pensionabile, con limite minimo fissato a sessant’anni. Si è inoltre deciso che la contribuzione totale sia generosamente posta per tre quarti a carico della camera di appartenenza, e che solo per un quarto pesi sul singolo parlamentare. Fatti salvi inoltre gli italianissimi “diritti acquisiti”, quindi nessuna azione sui vitalizi. Inoltre, pare che le nuove pensioni saranno integralmente indicizzate al costo della vita, a differenza di quelle dei pensionati con assegno previdenziale superiore a 1440 euro lordi mensili. Ma non facciamo demagogia.

Il problema è un altro: allo stato, non ci risultano iniziative dei partiti per modificare la nota sconcezza dei rimborsi elettorali, che sono del tutto sganciati dai costi effettivamente sostenuti dai partiti e tendono a creare situazioni “particolari”, come la diversificazione “tanzaniana” (poi smentita senza troppa convinzione) degli investimenti della Lega, oppure amenità di questo genere.

La spiacevole sensazione è che si siano toccati solo dettagli minori del costo della politica, proprio per lasciare intonsa la greppia principale. Ma dovremmo davvero stupirci?

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