Macromonitor – 11/3/2012

Pausa di consolidamento nei mercati rischiosi anche questa settimana, dopo un rally ininterrotto di quasi tre mesi. Da un paio di settimane i mercati si trovano in un corridoio di oscillazione. Un’occasione per valutare quanto accaduto e quanto potrebbe attenderci.

Considerando differenti driver rialzisti di mercato, quelli di breve periodo quali ridotta percezione di rischio e ricopertura di posizioni corte appaiono al momento aver esaurito la propria spinta propulsiva. I grandi investitori istituzionali appaiono in maggioranza aver neutralizzato le proprie posizioni di sottopeso, e stanno emergendo le prime segnalazioni di posizioni di rischio costruite in queste settimane. Riguardo le percezioni di rischio (relative a Eurozona, crescita statunitense e mercato immobiliare), in Eurozona nelle ultime settimane si sono verificati l’approvazione della ristrutturazione del debito greco e la messa in sicurezza dei problemi immediati di finanziamento del settore bancario da parte della Bce. Negli Stati Uniti, il rischio di uno stallo congressuale del tentativo di evitare una massiccia stretta fiscale a inizio 2013 è stato di fatto spostato a fine anno, dopo le elezioni presidenziali, e non rappresenta quindi più un rischio di breve termine. In Cina, le autorità si sono spostate in modalità di allentamento monetario, anche dopo gli ultimi dati di inflazione calante, per impedire che la correzione del mercato immobiliare divenga un severo problema macroeconomico. Resta l’incertezza su Iran e petrolio, ma al momento non appare un rischio imminente.

Nel complesso, quindi, il venir meno delle percezioni di rischio non rappresenta più un elemento rialzista per le settimane a venire. Riguardo l’altra variabile di breve termine che influisce sulla ripresa dei mercati rischiosi, il momentum economico, cioè il potenziale di rialzo alle previsioni di crescita, le attese di consenso per la crescita globale si sono ridimensionate lentamente negli ultimi mesi, ed anche gli indicatori di sorpresa sono in una traiettoria calante, su entrambe le sponde dell’Atlantico.

Delle variabili di medio termine, il premio al rischio di azionario e crediti rispetto a liquidità e titoli governativi più sicuri resta ancora molto elevato, pur se in lieve ridimensionamento causato dai recuperi di queste settimane. Questo accade anche perché i rendimenti di liquidità e titoli di stato sicuri restano ancora prossimi ai minimi storici (ed in Italia essi si sono ridimensionati dopo il superamento della fase acuta della crisi di debito sovrano). Anche l’offerta relativa (cioè il volume di emissione) continua a premiare la scarsità di nuove emissioni di azioni ed obbligazioni societarie rispetto a liquidità e titoli di stato. Anche se gli investitori non vogliono aumentare la quota di attivi rischiosi in portafoglio, la pesante nuova offerta di liquidità e titoli di stato sicuri li spinge ad aumentare il valore di azioni e crediti al solo fine di mantenerne le quote relative in portafoglio, naturalmente a parità di ogni altra condizione.

Sul mercato del reddito fisso, prezzi poco variati in settimana. Negli Stati Uniti, il rapporto sull’occupazione e l’approvazione della ristrutturazione del debito greco sono avvenuti come da attese. Riguardo la situazione greca, nulla è tuttavia risolto, e le previsioni di consenso sono unanimi in direzione di un ulteriore intervento nel corso del tempo. I rendimenti obbligazionari dei paesi considerati sicuri restano bloccati in un corridoio di oscillazione piuttosto stretto, malgrado uno dei migliori avvii d’anno per l’azionario degli ultimi dieci anni. Ciò è verosimilmente imputabile alla presenza di operazioni di easing quantitativo da parte delle banche centrali.

La positiva conclusione delle operazioni di ristrutturazione del debito sovrano greco detenuto da privati (PSI) ha fornito ai mercati azionari la possibilità di tornare ai massimi post-crisi della settimana precedente. Essendo, come detto sopra, ormai venuto meno il supporto di dati macro e di posizionamento di portafoglio, i sostegni al mercato deriveranno sopratutto dalla reflazione delle banche centrali e dalla ricerca di rendimento. Sulla base di queste considerazioni, obbligazioni convertibili e azioni ad alto dividendo dovrebbero beneficiare della ricerca di rendimento. Di interesse il fatto che gli indici azionari giapponesi siano risultati i migliori, in termini di ritorno in valuta locale, a seguito del recente marcato deprezzamento dello yen.

Le materie prime sono pressoché invariate in settimana, per effetto di un calo di circa il 3,5 per cento in dollari dei metalli base, compensato da un lieve recupero del petrolio. Anche le materie prime agricole fanno segnare un calo, di circa il 2,5 per cento, e questo è positivo soprattutto per i mercati emergenti, in termini di contributo alla disinflazione attraverso i prezzi degli alimentari, che potrebbe consentire ulteriori allentamenti della politica monetaria.

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