La Spagna e il fondo del barile

Con grande delusione di alcuni nostri editorialisti, il budget spagnolo per il 2012, presentato oggi, pare la riedizione di vecchie commedie degli equivoci all’italiana. Interventi per 27 miliardi di euro, per portare il rapporto deficit-Pil dall’8,5 al 5,3 per cento. Tagli fortemente aleatori, condoni, micro-manovre con gettito marginale, larga indeterminatezza. E nulla per il problema dei problemi: il consolidamento del settore bancario, e le sue perdite rampanti, che esercitano una feroce pressione su occupazione e livello di attività.

A grandi linee: taglio del 16,9 per cento ai ministeri (ancora auguri), nessuna indicazione sulle autonomie locali, a cui imporre patti di stabilità interni è sempre proibitivo, e che potrebbero celare nelle pieghe del bilancio alcune cattive sorprese. Per contentino “sociale”, nessuna manovra sull’Iva (“per non pregiudicare i consumi”, ha detto la vicepremier Soraya Saènz de Santamaria), pensioni regolarmente indicizzate, congelamento ma non decurtazione delle retribuzioni pubbliche.

Colpite le grandi imprese, che vedranno un aumento di pressione fiscale causato dalla eliminazione di una detrazione specifica d’imposta e da modifiche alla deducibilità fiscale degli ammortamenti. Taglio di 1,5 miliardi al fondo per le politiche di accesso all’impiego e formazione professionale (con buona pace delle leggende sulla formazione permanente di chi perde il lavoro) e di 1,4 miliardi ai fondi per la cooperazione internazionale. Interessante l’introduzione di uno scudo fiscale sui capitali invisibili, sia interni che esportati. L’aliquota di regolarizzazione è al 10 per cento. Già sentiamo gli applausi da casa nostra, davanti a questa amnesia del Partito Popolare. Siamo tutti fratelli, in ipocrisia.

Aumentano luce e gas (del 7 e 5 per cento), per ridurre il deficit tariffario a carico della fiscalità generale, ma il paese sta disinflazionando rispetto ai partner europei e quindi subirà un danno inferiore da tale revisione al rialzo delle tariffe. Viene aumentato il contributo per proporre appello, con la finalità di disinflazionare il ricorso alla giustizia e finanziare il sistema di gratuito patrocinio.

Che dire? Il grosso della correzione è sul versante della spesa ministeriale. Storicamente questo tipo di manovre è a basso tasso di successo. Il tutto ricordando, comunque, che le banche spagnole sono piuttosto esposte a quelle portoghesi, allo stesso modo in cui il commercio estero portoghese è altrettanto esposto all’economia spagnola. L’inferenza potete farla da soli.

Amarcord – Cominciò così. Almeno per chi la vide arrivare, quattro anni addietro.

Update – Pare che, a seguito dei tagli, il ministero degli Esteri spagnolo perderà il 54 dei propri fondi, quelli di Agricoltura e Industria il 31 per cento. E’ decisamente improbabile che tagli di questa entità possano realizzarsi senza causare la paralisi della struttura colpita. A meno di pensare che siano entità parassitarie che funzionano con risorse in ampio eccesso. Ma ne dubiteremmo.