Macromonitor – 15/4/2012

Altra settimana di correzione per gli attivi rischiosi, mentre le obbligazioni più sicure si apprezzano. Notizie macro miste da Stati Uniti e Cina, nuovo sensibile deterioramento nei prezzi degli attivi della periferia dell’Eurozona.

L’azionario globale si trova oggi a circa il 5 per cento sotto i massimi dell’anno, ad un livello che può ancora essere considerato un movimento di presa di profitto, dopo una ripida ascesa durata alcuni mesi. E’ verosimile che, a questo punto, molte posizioni lunghe speculative siano già state neutralizzate. Da questo punto in avanti, per prodursi un ribasso che inverta effettivamente la tendenza sinora vista, servirebbe un significativo deterioramento dei fondamentali. Gli utili statunitensi stanno uscendo in generale migliori di aspettative che erano già state significativamente ridimensionate; il rischio di conflitto imminente in Medio Oriente si è ridimensionato. Il dato di Pil cinese del primo trimestre, uscito a 8,1 per cento, è uscito peggiore del consenso ed anche di alcune ottimistiche indiscrezioni della vigilia ma pur sempre migliore di quanto temuto da molti investitori. Soprattutto, i dati cinesi di marzo relativi a vendite al dettaglio, produzione industriale e credito suggeriscono un riavvio dell’attività, che potrebbe rendere il primo trimestre il punto di minimo della crescita cinese. Resta, a questo punto, ancora una volta il rischio di un ritorno virulento della crisi dell’Eurozona.

I nuovi dati macro statunitensi continuano ad evidenziare una crescita piuttosto mediocre ma stabile. E la stabilità potrebbe indurre un ridimensionamento dei premi al rischio, alimentando una fase rialzista del mercato azionario. Gli spread della periferia europea si sono allargati nell’ultimo mese ma l’allarme è suonato solo nell’ultima settimana, quando il rendimento del decennale spagnolo si è avvicinato al 6 per cento. Non c’è una causa diretta e specifica all’ultimo allargamento degli spread, se non forse la pubblicazione di dati di attività che indicano che la recessione non sarebbe “lieve”, come invece sinora previsto dalle autorità europee, e che quindi il percorso di consolidamento fiscale potrebbe nuovamente imporre delle controproducenti strette fiscali procicliche. Come che sia, è in corso la progressiva presa di coscienza che il problema continua ad essere irrisolto, che la liquidità della Bce è servita solo a prendere tempo, ma che quel tempo è sinora stato sprecato.

Sul mercato del reddito fisso, i Bund tedeschi toccano nuovi minimi di rendimento, in parallelo al deterioramento della periferia dell’Eurozona. Allo stato attuale, le banche spagnole appaiono non aver ancora utilizzato la maggior parte del secondo finanziamento triennale della Bce, forse per mantenere un cuscinetto di sicurezza di fronte a nuovi deflussi di depositi. L’ipotesi di nuovi interventi in acquisto di titoli di stato da parte della Bce appare allo stato politicamente molto impervia, e potrebbe verosimilmente concretizzarsi solo in ipotesi di ulteriori sensibili rialzi dei rendimenti.

I mercati azionari sono scesi ulteriormente in settimana. E’ iniziata la reporting season statunitense: finora utili e fatturato per azione riportati hanno battuto il consenso, rispettivamente del 4 e dell’1 per cento. La pressione sui margini esercitata dai costi delle materie prime e dalla debolezza della crescita incidono sullo sviluppo degli utili ma il ridimensionamento delle attese, già ampiamente segnalato dalle compagnie, ha consentito di abbassare significativamente l’asticella, ed evitare quindi sorprese negative.

Sul mercato dei cambi, gli operatori restano focalizzati su su due rischi fondamentali: i problemi di accesso al finanziamento per la Spagna e il rischio di hard landing cinese. Del primo si è detto sopra, ed è opportuno osservare che lo stress creditizio è risultato l’unica forza di sostenuta debolezza per l’euro nell’era post-Lehman. Riguardo la Cina, vi sono analisi che ipotizzano che il dato di Pil del primo trimestre possa aver segnato il minimo di ciclo per la crescita cinese. Ci si attende che la banca centrale adotti altri due o tre tagli del coefficiente di riserva obbligatoria entro l’anno, nel quadro di una politica monetaria che è attesa diventare progressivamente più espansiva.

Lieve ripiegamento settimanale per le materie prime, spinte al ribasso dai metalli base sulla scorta dell’indebolimento del trend di crescita del Pil cinese. Il prezzo del petrolio ha continuato a cedere, in settimana, con il Brent in calo del 2 per cento. Le scorte sono aumentate nell’ultimo mese a seguito di offerta rimasta elevata e domanda fisica in indebolimento stagionale.

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