Credibili fino alla morte

Ma i mercati sono in panico sulla Spagna perché temono che i target fiscali saranno mancati oppure perché sono terrorizzati all’idea che possano essere effettivamente centrati? Le parole migliori per descrivere quello che sta accadendo alla Spagna sono, a giudizio di chi scrive, quelle di Wolfgang Munchau. Quindi meglio lasciare a lui la parola, raccomandando la lettura integrale del suo editoriale.

Scrive Munchau:

«La visione ortodossa, sostenuta a Berlino, Bruxelles e nella maggior parte delle capitali nazionali (inclusa, sfortunatamente, Madrid), è che l’austerità non è mai troppa. Quello che conta è la credibilità. Quando mancate l’obiettivo, dovete più che compensare per centrarlo la volta successiva. Il target è l’obiettivo – l’unico obiettivo»

«Questa visione non si accorda con l’esperienza della crisi dell’Eurozona, segnatamente in Grecia. Non si accorda con quello che sappiamo dalla teoria economica, o dalla storia economica. E non si accorda con la semplice sia pur non scientifica osservazione che i periodici episodi di panico del mercato riguardo la Spagna tendevano a seguire annunci di austerità»

«Gli aggiustamenti fiscali a cui si punta sono pari al 5,5 per cento del Pil in un periodo di due anni. E’ uno dei maggiori aggiustamenti fiscali mai tentati da un grande paese industriale. E’ perfettamente razionale che gli investitori siano spaventati»

«Lo sforzo della Spagna a tagliare il deficit non è solo cattiva economia, è fisicamente impossibile. Quindi qualcos’altro dovrà accadere. O la Spagna mancherà il target o il governo spagnolo dovrà licenziare così tanti insegnanti ed infermieri che il risultato sarà un’insurrezione politica» [e non solo politica, ndPh.]

«Quello che non funzionerà è una combinazione di deflazione, austerità e deleverage del settore privato, tutti allo stesso tempo, per un decennio. Ma ci si proverà – su questo c’è poco dubbio»

Una nota a margine sulla situazione italiana. Si continuano a leggere suggerimenti a privatizzare tutto, inclusa Finmeccanica (che pare sia un contractor della Difesa, l’ultima volta che abbiamo controllato), Eni ed Enel, magari con azionariato popolare, che come noto è il modo migliore per consegnare un’azienda ad una oligarchia di manager che finirebbero col legarsi a triplo filo alla politica, nell’abituale rapporto simbiotico-parassitario. Servirebbe maggiore realismo, però. La storia di questo paese ha dimostrato che le privatizzazioni non servono a rendere più efficienti i mercati bensì a privilegiare gli amichetti. Cosa vi fa pensare che questa volta andrebbe in modo diverso? E quanto pensate di incassare, una volta per tutte, in questa congiuntura bellica di mercato?

Ma soprattutto sarebbe utile prendere coscienza che non c’è nulla, ma proprio nulla, che consenta di crescere autonomamente quando si sta attuando una stretta fiscale di oltre cinque punti di Pil in un biennio. Va bene che l’economia è così poco compresa che ormai il “pensiero magico” spopola, ma dovrebbe esistere un limite anche alla follia. Quella di chi continua a ripetere le stesse azioni attendendosi ogni volta un esito diverso. In Europa ed in Italia.