Spagna, arrivano i prestiti garantiti dalle tasse?

Ieri il premier spagnolo, Mariano Rajoy, ha detto che il governo di Madrid intende assumersi la responsabilità del debito delle regioni spagnole ma una frase del genere, proferita dal capo del governo di un paese che sta lentamente inabissandosi sotto il peso di una crisi finanziaria senza precedenti, necessita perlomeno di dettagli e garanzie.

Ed infatti oggi si sussurrano indiscrezioni secondo le quali Madrid starebbe considerando emissioni obbligazionarie regionali congiunte, ma con l’importante “garanzia” del gettito fiscale. In questo modo, le regioni potrebbero continuare ad accedere al mercato dei capitali senza pagare costi esorbitanti, e senza gravare sull’amministrazione centrale. Forse.

Secondo il piano, le regioni dovrebbero accantonare in un fondo segregato parte del gettito fiscale, per garantire ai propri obbligazionisti la precedenza sui rimborsi. Per contestualizzare la portata (e la gravità) della situazione, è utile sapere che nella seconda metà dell’anno le regioni spagnole dovranno affrontare rimborsi di proprie obbligazioni per 15 miliardi di euro, pari a circa la metà dei rimanenti rimborsi di titoli di stato spagnoli per il 2012. Ma la vera novità consisterebbe in questa proposta di emissione di veri e propri revenue bond, assistiti dalla garanzia implicita delle imposte pagate. Questa è peraltro la via seguita nell’intervento del governo di Madrid a sostegno dei conti non pagati di regioni e municipalità, ufficializzato il 16 maggio scorso: un prestito sindacato di 30 miliardi di euro, erogato da un consorzio di banche dietro garanzia del Tesoro, a sua volta coperto da imposte locali e trasferimenti dal governo centrale.

Non sappiamo se la proposta vedrà effettivamente la luce, ma essa rappresenta un salto di qualità nel disperato tentativo di contenere i costi del nuovo debito ed evitare la fuga degli investitori. E non si tratterebbe di una innovazione priva di potenziali impatti sulla popolazione. Se qualcosa andasse storto, e gli enti locali fossero costretti ad utilizzare i conti segregati, ciò vorrebbe dire che quel gettito d’imposta non sarebbe più destinabile al normale funzionamento del settore pubblico. Servirebbero quindi nuove tasse e/o tagli di spesa per recuperare quei fondi.

Ma, giunti a questo punto, non si può neppure escludere che questa tecnica di raccolta di fondi finisca effettivamente con l’affermarsi, e non solo in Spagna. Nel frattempo, il governo di Madrid ha smentito i boatos circolati nella serata di ieri, secondo i quali la Spagna si accingerebbe a sottoscrivere l’aumento di capitale della disastrata Bankia con una serie speciale di Bonos, che l’istituto di credito girerebbe poi alla Bce in garanzia, per ricavarne liquidità. A parte che non è chiaro come sia giuridicamente possibile ricapitalizzare una banca con della liquidità; a parte che per una operazione così spregiudicata servirebbe l’assenso della Bce (che non verrebbe), ma una operazione di questo tipo sarebbe il segnale alla speculazione che il paese è pronto per essere fucilato non su 19 ma su 400 miliardi di euro.

Ma il problema della onerosità dell’emissione di nuovo debito nell’attuale contesto di progressiva evaporazione della liquidità esiste, e rischia di divenire drammatico. Questi sono tutti effetti collaterali ed amplificati di un’unica condizione patologica: lo stato dell’Unione monetaria europea.

Update – La Bce rigetta a brutto muso, sia pure attraverso canali informali, l’idea spagnola di ricapitalizzazione di Bankia tramite titoli di stato, definendola violazione del divieto di monetizzazione dei deficit pubblici. Madrid dovrà pensare a qualcosa di diverso, ma il tempo è sempre più scarso.