Macromonitor – 22/7/2012

Mercati azionari prevalentemente in rialzo in settimana. Ulteriore limatura alle stime di crescita per gli Stati Uniti. La speranza di nuovo stimoli monetari per contrastare la debolezza dell’economia sorregge gli attivi rischiosi. Resta la pesante incognita dell’Eurozona, con la Spagna sempre più vicina alla capitolazione.

Investitori finali ed imprese restano molto liquidi, e tale liquidità tende ad accrescersi in conseguenza di azioni espansive delle banche centrali, attraverso taglio di tassi ed operazioni non convenzionali di easing quantitativo. Le banche centrali potrebbero muoversi con decisione verso tassi negativi, come peraltro sta già accadendo in alcuni casi, e questo è destinato a sostenere la domanda di attivi rischiosi (azioni, obbligazioni emergenti e societarie) e di titoli governativi reputati sicuri. Tale tendenza non appare destinata ad esaurirsi presto, malgrado il raggiungimento di nuovi minimi storici nei rendimenti.

I mercati azionari sono generalmente in rialzo nel corso del mese, malgrado l’indebolimento della crescita e utili in linea con il consenso, su livelli di non particolare brillantezza. Il movimento rialzista, secondo alcune evidenze aneddotiche, può essere ricondotto in misura non trascurabile a ricoperture da parte di investitori attivi-tattici.

Sul mercato del reddito fisso, la settimana ha visto nuove flessioni dei rendimenti, sia sui mercati sviluppati che (più vistosamente) su quelli emergenti. La riduzione a zero del tasso di remunerazione sui depositi che le banche detengono presso la Banca centrale europea ha già avuto un impatto rilevantissimo, in termini di compressione dei rendimenti dei titoli di stato di paesi centrali come la Germania ma anche della Francia, che avrebbe meno giustificazione a godere di un simile movimento, dato il suo quadro generale di finanza pubblica e congiunturale. Anche i fondi monetari statunitensi hanno partecipato agli acquisti sulle parti a breve e brevissimo termine delle curve governative “sicure”, a fronte di un progressivo disimpegno dal finanziamento delle banche commerciali dell’Eurozona. Alcuni osservatori ipotizzano che in autunno la Bce potrebbe portare a negativo il tasso sui depositi overnight. In ogni caso, il movimento di ricerca di rendimento “sicuro” è ormai in atto, e tende a spingere anche verso un allungamento della durata finanziaria dei portafogli, contribuendo ad appiattire le curve di rendimento. Il mercato tende storicamente a premiare mercati obbligazionari con rendimenti reali elevati e condizioni economiche sane: ad oggi, tra i mercati sviluppati, l’Australia rappresenta questo modello, pur con le incertezze legate alla effettiva condizione economica della Cina.

Sul mercato azionario, la moderata tendenza rialzista globale (così come misurata dall’indice MSCI World) avviata a giugno resta in essere, mentre le survey mostrano ancora posizioni di sottopeso tra gli investitori, malgrado il movimento di ricopertura di cui si diceva sopra. La reporting season, sulle due sponde dell’Atlantico, mostra limitati progressi negli utili per azione rispetto alle stime di consenso, mentre lo sviluppo dei fatturati non mostra sorprese rilevanti.

Sul mercato dei crediti, toccati in settimana nuovi minimi di rendimento per obbligazioni societarie investment grade statunitensi ed europee e per l’obbligazionario emergente.

Sul mercato dei cambi, l’euro ha toccato minimi pluriennali rispetto alle valute legate alle materie prime e ad alcune divise asiatiche. Eccezioni a questo indebolimento, che potrebbe persistere date le condizioni della periferia dell’Eurozona e la possibilità di giungere a tassi negativi sui depositi da parte della Bce, sono rappresentate dalla rupia indiana (per fondamentali economici in deterioramento) e dal real brasiliano (per tendenza interventista delle autorità monetarie, ad evitare apprezzamenti della divisa che danneggerebbero la competitività del paese). Il dollaro, su cross diversi dall’euro, mostra una tendenza all’indebolimento, agevolata dall’andamento moderatamente positivo del mercato azionario e dal calo di volatilità.

Settimana di forti rialzi per le materie prime, dell’ordine del 5 per cento in dollari, guidati da energia ed agricoltura, in rialzo rispettivamente del 6 e 7 per cento. Dai minimi di giugno, il petrolio ha recuperato circa il 20 per cento, e la curva Brent è oggi in marcata backwardation, cioè con prezzi a pronti più elevati di quelli a termine. I prezzi agricoli proseguono la loro violenta ascesa, con mais e soia a nuovi massimi storici assoluti in settimana. Il clima molto caldo e arido negli Stati Uniti pesa in modo decisivo sulle dinamiche di prezzo, e minaccia di tagliare significativamente le rese.

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