I molti volti della bancarotta italiana

Una bancarotta culturale e pavloviana, che vede la leva fiscale, meglio se patrimoniale, come panacea ai mali del mondo, senza capire che già oggi la componente patrimoniale dell’imposizione fiscale italiana è fortemente aumentata, e grava su immobili e risparmio:

E bancarotta “cognitiva” (ci sarebbero molte altre, e ben più efficaci, definizioni, ma transeat), che crede di individuare una soluzione nella uscita “temporanea” di uno o più paesi dall’euro, con reintroduzione di bande di oscillazione della “transitoria” valuta nazionale, che sarebbe immediatamente attaccata dalla speculazione in caso di divergenza macroeconomica (do you remember 1992?) ma soprattutto, tralascia di affrontare quei noiosi problemi di ordine pratico (come la reintroduzione di una valuta nazionale, peraltro “transitoria”) e di motivare perché, dopo esserne uscito per avere mani libere, un paese dovrebbe decidere di rientrare nella moneta unica.

Qui l’unica cosa di “serie B” (o più propriamente da campionato dilettanti) è la nostra classe politica.

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