Spagna, il crack che parte dalla periferia

Come segnala Bloomberg, l’aiuto che lo stato centrale spagnolo sta erogando alle regioni, oltre ad evidenziare la situazione drammatica del debito locale (di cui si è parlato qui), rischia anche di spiazzare i creditori obbligazionari delle regioni e precludere alle stesse l’accesso ai mercati finanziari.

La finanza pubblica locale spagnola è in larga misura di tipo derivato, nel senso che lo stato raccoglie le imposte su reddito, vendite, accise per conto dei governi regionali, e le redistribuisce (con gli abituali meccanismi perequativi) ai medesimi. L’eccezione è rappresentata da Paesi Baschi e Navarra, che sono autonome nella raccolta fiscale. Secondo la banca centrale spagnola, circa metà dei 60 miliardi di imposte raccolte nei primi cinque mesi dell’anno sono state assegnate alle regioni autonome.

Le quali regioni hanno perso l’accesso al mercato dei capitali, e sono quindi costrette ad ottenere prestiti da Madrid, fino a 41 miliardi. Come avevamo segnalato, questi prestiti sono garantiti dal gettito d’imposta che va alle regioni. In altri termini, se una comunità autonoma non riesce a pagare, lo stato spagnolo si sostituisce alla medesima e paga i creditori, trattenendo presso di sé le imposte locali che andrebbero alle regioni. Oltre ad invitarvi ad immaginare la portata di un evento del genere, è utile sapere che questa operazione rende di fatto lo stato creditore privilegiato rispetto agli altri prestatori alle regioni. Ma questi prestiti servono soprattutto per rimborsarne altri che scadono a breve termine. Il cerino resterebbe quindi in mano ai creditori di lungo termine, cioè a quanti hanno acquistato obbligazioni locali. Il risultato pratico è che le regioni avrebbero problemi pressoché insormontabili a vendere bond ad investitori privati, perché questi ultimi sanno che finirebbero indietro nella scala di priorità dei rimborsi.

I numeri sono effettivamente inquietanti: l’obbligazione emessa dalla Catalogna a marzo 2010 per scadenza aprile 2015 al 3,9 per cento, rende oggi quasi il 15 per cento, il che significa che la Catalogna ha perso l’accesso ai mercati. La regione di Barcellona ha rating BBB- secondo S&P, ma questi rendimenti vengono oggi richiesti alle aziende europee di rating singola B, a conferma del ritardo ormai strutturale nell’adeguamento delle agenzie di rating alle situazioni di mercato, pur considerando che gli enti locali hanno a propria disposizione la leva fiscale. Altro numero su cui riflettere è lo stock di debito a lungo termine delle regioni spagnole, pari a 123 miliardi di euro, di cui 65 miliardi di prestiti bancari ed il resto in bond.

In sintesi, la montagna di debito locale spagnolo sta per esplodere, ed il “salvataggio” per opera di Madrid (che a sua volta sta per essere salvata dalla Troika) finirà per bloccare definitivamente l’accesso ai mercati da parte delle regioni, avvitando la spirale mortale di debito. Oggi, nel frattempo, il governo di Madrid chiederà alle regioni di stringere ulteriormente la cinghia e di sopportare la maggior parte dei tagli previsti per quest’anno dalla Spagna, dopo che lo scorso anno il target è stato sforato del cento per cento (avete letto bene). Come ampiamente noto, questi tagli aggiuntivi produrranno una enorme fiducia, che aprirà ulteriori voragini nei conti pubblici. Tutto ciò premesso, voi siete liberi di continuare a credere che la Spagna uscirà indenne da questa vicenda e non approderà, almeno a livello locale, a pesanti ristrutturazioni di debito, che poi è il modo elegante per dire default.

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