Mario e Angela segnano un punto

Riunione della Bce senza particolari scossoni e con esiti largamente previsti, o per meglio dire ben “telefonati” da Mario Draghi nelle scorse settimane, non senza estenuanti negoziati con i tedeschi. Quindi, in sintesi: Bce compra (dietro strette condizionalità) titoli di stato su mercato secondario, con scadenza 1-3 anni, in tal modo rispettando il divieto di acquisti in asta, che potranno essere effettuati dai salva-stati EFSF/ESM. La Bce rinuncia alla seniority, cioè al privilegio rispetto agli altri creditori, ma solo su acquisti effettuati nell’ambito dell’Outright Monetary Transaction.

Contentino ai tedeschi, piena sterilizzazione degli acquisti e nessun tetto ai rendimenti ma anche nessun limite agli acquisti, inteso come “nessuna predeterminazione” delle quantità di titoli da acquistare, il che può leggersi “filosoficamente” come “quantità illimitate”. Il programma potrà essere terminato in caso di inadempimento del paese assistito. I tedeschi in Bce rispettano i ruoli, con Asmussen a fare il buono e Weidmann il cattivo dissenziente. Non dovrebbe sfuggire che l’esito di oggi è frutto della volontà mediatrice di Angela Merkel, senza la quale la grande sapienza tecnocratico-politica di Mario Draghi non avrebbe potuto produrre questo risultato. Nel frattempo, i puri e duri dell’ortodossia monetaria ed i sognatori del ritorno alle valute nazionali riflettano circa il fatto che la frammentazione del mercato finanziario europeo è una enorme spada di Damocle sulla nostra testa: compito della politica e della Bce sarà quello di contrastare questa frammentazione potenzialmente letale.

Ma di che risultato parliamo, in soldoni? Intanto, nulla di risolutivo o di taumaturgico, visto che la congiuntura resta critica, come confermato anche dalla ulteriore revisione al ribasso delle previsioni di (non) crescita della Bce, per quest’anno ed il prossimo. Prima di oggi esisteva una fondamentale asimmetria di esiti: se Draghi avesse fallito ci saremmo ritrovati immediatamente all’inferno, se avesse realizzato quanto atteso avremmo comunque avuto davanti una lunga strada di azioni e riforme, verso l’integrazione e verso maggiore democrazia nel processo decisionale dell’Eurozona. Questa asimmetria continuerà a valere anche nei prossimi mesi, quando si porranno le basi per l’unione bancaria e la relativa supervisione.

Attendiamo di capire se e quando Mariano Rajoy richiederà formale assistenza per un paese, la Spagna, che è ormai in condizioni di dissesto conclamato. La struttura degli interventi è da oggi codificata, ma esistono ancora ampi ambiti di negoziato politico, tipicamente sulle condizionalità. Ma da oggi abbiamo l’architrave, vediamo di non farcela arrivare in testa.

Update – E per non farci mancare nulla e rafforzare il concetto (anche in chiave di rane italiane di Fedro), abbiamo anche il phastidioso lancio d’agenzia.

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