Achille Lauro sarebbe orgoglioso

A Napoli il comune lancia una nuova “moneta”. Si chiama, molto fantasiosamente, Napo, ed è in realtà un buono sconto, cioè un sussidio ai commercianti, che il comune erogherà ai turisti ed ai cittadini napoletani che fanno “qualcosa di buono per Napoli”. E quest’ultimo criterio è piuttosto interessante.

Perché, a titolo di esempio, per usare le parole di Marco Esposito, assessore al Commercio ed alle Attività Produttive del comune, “fare qualcosa di buono” per Napoli vuol dire anche pagare le tasse. Ecco quindi premiato quello che dovrebbe essere uno spiacevole obbligo, e che diventa invece qualcosa da incentivare opportunamente. Ma ci sono anche altre categorie di comportamenti meritevoli, sempre con le parole di Esposito, che avvicinano il Napo al compenso per lavori socialmente utili:

«L’elemento caratterizzante del napo è che te lo devi in qualche modo meritare facendo qualcosa di positivo per la città. Un turista che viene a Napoli si è meritato il napo, così come il napoletano che paga correttamente le tasse, che fa attività per il sociale o volontariato. Stiamo pensando a varie formule per premiare il senso civico dei cittadini»

La logica del buono sconto è lineare: i Napo possono essere spesi negli esercizi commerciali cittadini aderenti all’iniziativa, i cui titolari potranno pure utilizzare il buono sconto come “resto”. In tal modo il sussidio resta in circolazione entro la città, come si tende a fare ogni volta che si creano “monete” locali (cioè in tempo di crisi acuta), il cui scopo principale è quello di evitare “deflussi” di potere d’acquisto fuori dai confini della comunità locale.

In soldoni, si tratta semplicemente di spesa pubblica per sostenere la domanda locale, e come tale occorrerà valutare quale “moltiplicatore” riuscirà ad attivare. Sarebbe poi utile sapere quanta parte del bilancio comunale è stata destinata all’iniziativa, ed occorrerà comunque tenere gli occhi ben aperti sui beneficiari residenti di tali mance. Che dovrebbero, come detto fare qualcosa di più che “pagare le tasse” o “volontariato”. Non per essere i soliti cinici, ma il rischio di buttare nello sciacquone soldi pubblici è altissimo, in simili iniziative. Dai pacchi di pasta di Achille Lauro al Napo di De Magistris, la tradizione si innova ma si rispetta.

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