La calma tra le tempeste

Mentre in Italia si discute più o meno appassionatamente di formule di più o meno Strana Coalizione, sulla base di congetture irrimediabilmente divorziate dalla realtà, alcuni governi europei si preparano a negoziare con la Commissione Ue un allungamento dei tempi di conseguimento del pareggio di bilancio a condizioni light. Diciamo subito che ci sono buone probabilità che alla fine la cosa vada in porto, anche se serviranno equilibrismi dialettici e molto gioco delle parti, per mantenere intatta la reputazione rigorista della Ue a trazione tedesca. Se le cose andranno effettivamente in questi termini, di questa tregua si avvantaggerà per qualche settimana anche il nostro paese, pur privo di un governo governante, e questo permetterà ai partiti di continuare per qualche tempo a promettere la luna ai fedeli sudditi, e pure ad avviarsi a nuove elezioni senza che accadano sfracelli sui mercati.

L’eventualità di questo scenario anestetizzato pare cominci ad essere scontata dai mercati, visto che il rendimento dei Btp e lo spread sono in calo da un paio di giorni, pur non avendo recuperato il balzo del 26 febbraio. Ovviamente, queste sono solo  ipotesi: non è detto che le cose vadano effettivamente in questi termini. Questo sarebbe certamente l’esito più razionale e tale da minimizzare i danni che deriverebbero dal tentativo di forzare nuova austerità sul teatro dell’Eurozona. Tuttavia, visto che la razionalità non appartiene (più) a quest’angolo del pianeta, esiste sempre la possibilità che qualche genio si  impegni in un austero braccio di ferro con i paesi coinvolti. In tal caso, il rischio non lieve sarebbe quello di una crisi istituzionale, con forme più o meno esplicite di rigetto delle richieste della Commissione. Scopriremo tra relativamente poco tempo se i tedeschi sono effettivamente dotati della capacità di guardare oltre il proprio naso.

Nel frattempo, a voler essere profondamente pessimisti, può essere utile guardare al pensiero strategico del commissario Ue agli Affari economici e finanziari, l’ineffabile Olli Rehn, che nei giorni scorsi ha scolpito:

«Dato che il debito medio supera il 90 per cento del Pil in Ue, non penso ci sia spazio di manovra per lasciare il percorso di consolidamento di bilancio. Non risolveremo i nostri problemi di crescita accumulando nuovo debito su quello vecchio»

Certo che no. Ma Rehn potrebbe andare a guardarsi i dati degli ultimi anni: scoprirebbe che il rapporto debito-Pil non ha fatto che aumentare, rompendo la soglia magica del 90 per cento su base aggregata. Quindi, stiamo effettivamente “accumulando nuovo debito su quello vecchio” ma non certo per dissipatezza fiscale bensì perché l’austerità ed il credit crunch hanno causato un crollo tasso di crescita del Pil nominale sotto il costo medio del debito, causando quindi l’autoalimentazione del rapporto debito-Pil. Come dovrebbe essere noto a chiunque, ma evidentemente non a Rehn ed al suo dominus tedesco. Di certo, a trattare con simili personaggi e con  la loro persistente ottusità c’è solo da aver paura.

Tutto ciò premesso, non rilassatevi: abbiamo di fatto raggiunto il pareggio di bilancio su base strutturale ma la situazione italiana resta estremamente critica, su base politica, istituzionale e (soprattutto) esistenziale.

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