Macromonitor – 31/3/2013

Ancora guadagni per gli indici azionari statunitensi, con lo S&P 500 che tocca il nuovo massimo storico di tutti i tempi. Materie prime in recupero, spread più larghi sul debito esterno emergente e sul debito bancario europeo. La Fed resta conciliante sulle prospettive di politica monetaria.

La dinamica dei mercati in questo 2013, a differenza del 2012, continua ad essere guidata da temi prevalentemente locali o settoriali. Mancano mutamenti di aspettative su inflazione, crescita o utili tali da imprimere una svolta ai mercati, in un senso o nell’altro. Ciò determina un livello di correlazioni tra tipologie di investimenti che è significativamente inferiore a quello sperimentato nel recente passato. I problemi locali devono comunque essere attentamente monitorati ed analizzati, per decidere allocazioni di rischio e capitale.

L’Eurozona resta in recessione, con sinora scarsa propensione ad agire con la necessaria energia per invertire la tendenza. La situazione cipriota richiederà di monitorare nelle prossime settimane e mesi i deflussi di capitale e verificare se il salvataggio non finisca col peggiorare la situazione dell’intera Eurozona. Gli Stati Uniti, per contro,  stanno vedendo un andamento della spesa di imprese e consumatori che è obiettivamente migliore di quanto ci si sarebbe attesi dopo la stretta fiscale legata al Fiscal Cliff ed alla sequestration, anche se è verosimile che gli effetti restrittivi possano non essersi ancora manifestati. Tale andamento della spesa del settore privato sta sostenendo il mercato azionario, che a sua volta beneficia dell’emissione di obbligazioni societarie il cui ricavato è destinato al riacquisto di azioni proprie e ad operazioni di fusioni ed acquisizioni. Questo fenomeno è al momento esclusiva degli Stati Uniti. Le materie prime non seguono i mercati azionari al rialzo essenzialmente perché le previsioni di crescita dei paesi emergenti restano stabili ed i timori inflazionistici sono al momento limitati a Giappone e Regno Unito.

Sul mercato dei titoli di stato il rally è proseguito anche questa settimana, con l’eccezione dei periferici dell’Eurozona. L’imposizione di controlli sui depositi ciprioti può essere un momento decisivo (nel senso di sistemico) per l’intera area. In Italia prosegue lo stallo politico, con rischio di un ritorno alle urne. I rendimenti dei titoli di stato giapponesi sono tornati in prossimità dei minimi storici di tutti i tempi, alla vigilia dell’insediamento dei nuovi vertici della banca centrale, da cui il mercato si attende acquisti aggressivi, spinti fino alla parte trentennale della curva.

Sui mercati azionari, in settimana il rally globale ha rallentato ma non è stato danneggiato dai timori per la crisi cipriota. Il mercato azionario dell’Eurozona ha sottoperformato per la seconda settimana consecutiva. Al momento, quello di Cipro resta un problema locale che condiziona negativamente i soli mercati dell’Eurozona, su timori di nuovi impatti negativi per la crescita dell’area. I mercati azionari emergenti soffrono per nuove strette monetarie ed amministrative, in Brasile e potenzialmente in Cina, sull’immobiliare. Anche i mercati emergenti, come quelli sviluppati, mostrano andamenti differenziati per effetto di temi locali.

Sul mercato delle obbligazioni a spread, le notizie sul salvataggio di Cipro hanno continuato a causare allargamenti di spread ed aumento di volatilità, colpendo negativamente soprattutto i finanziari europei. Come ormai noto, nel salvataggio cipriota la decisione di colpire i depositanti è stata conseguenza diretta del fatto che il debito obbligazionario delle banche locali fosse molto esiguo (solo l’ 1,3 per cento del totale delle passività), ma l’episodio ha mostrato che evitare di colpire anche gli obbligazionisti senior, in queste ristrutturazioni, è ormai divenuto politicamente insostenibile. Ciò sta quindi portando il mercato a prezzare un aumento di rischiosità implicita delle obbligazioni bancarie senior. Questo episodio della crisi alimenta inoltre speculazioni circa la possibilità che l’implementazione della direttiva europea sulla ordinata risoluzione e ristrutturazione delle banche in crisi possa essere anticipata dal 2018 originariamente previsto al 2015.

In settimana, recupero delle materie prime di circa il 2 per cento in dollari, guidato soprattutto dall’energia.

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