Il paradiso dei traduttori

Oggi sul sito di Milano Finanza è riportata una valutazione di George Soros sulle prospettive d’investimento per l’oro. E fin qui, nulla di rilevante. La cosa più problematica del pezzo è in realtà l’utilizzo della lingua inglese con annessa traduzione.

Già il titolo dell’articolo parte con un inquietante safe heaven, in luogo del corretto safe haven. Fin qui, si potrebbe invocare l ‘abituale titolista, radice di tutti i mali del mondo. Il problema è che l’articolista utilizza l’espressione anche nel corpo dell’articolo e, non paga, si mette pure a tradurla con un raccapricciante e neppure letterale “paradiso tranquillo”. Perché notoriamente i “paradisi” possono anche essere agitati e caotici, oltre che insicuri, soprattutto quelli ricchi di mele.

Lo sappiamo: c’è grossa crisi per l’editoria, la raccolta pubblicitaria è in caduta verticale eccetera. Ma questo non dovrebbe essere un alibi per mandare al diavolo anche tutto il resto.

Update – Il safe heaven diventa haven ma resta “paradiso sicuro”. Non si può avere tutto, nella vita.

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