Macromonitor – 26/5/2013

I mercati correggono al ribasso in settimana, apparentemente in reazione alla possibilità che la Fed possa uscire anzitempo dall’easing quantitativo e per la debolezza della congiuntura cinese.

Le minute del meeting della Federal Reserve e le parole di Ben Bernanke confermano che un dibattito su quando e come rallentare gli acquisti della banca centrale statunitense è effettivamente in atto. Il problema resta la definizione di una misura delle condizioni del mercato del lavoro che inneschi il cambiamento di policy. I mercati restano inoltre molto reattivi a cambiamenti della policy del tasso zero della Fed, perché l’enorme liquidità sinora iniettata nel sistema economico appare a molti come l’unica motivazione per alti prezzi degli attivi, sino al punto da porre in secondo piano una crescita economica globale che resta deludente e livelli di debito (pubblico e privato) che restano elevati in molti paesi. Sarà quindi determinante che la Fed e le altre banche centrali cedano il testimone della reflazione e del “denaro facile” solo quando l’economia avrà raggiunto la “velocità di fuga” di una crescita autosostenuta.

Le turbolenze di questa settimana sui mercati evidenziano che ogni cambiamento di policy può indurre alta volatilità nel breve termine, in relazione agli aggiustamenti di portafoglio che tali cambiamenti inducono. E’ quindi verosimile che un impatto di medio termine della fine dell’easing quantitativo implichi un costante ma lento rialzo dei rendimenti sui titoli di stato, con impatto negativo maggiore sugli attivi che maggiormente avevano beneficiato della ricerca di rendimento, quali obbligazioni societarie a lunga scadenza e minore liquidità.

La correzione di questa settimana sembra confermare che le vendite hanno colpito soprattutto gli investimenti più liquidi, come quelli azionari ma anche le valute emergenti ed il futures sui Treasury statunitensi, mentre le obbligazioni societarie hanno risentito meno delle vendite. Il mini-crollo dell’indice azionario giapponese suggerisce che sinora il rally di quel mercato è stato guidato più da denaro speculativo che reale, come del resto conferma anche la violenza del precedente movimento rialzista.

Sul mercato dei titoli di stato, le vendite della settimana sono avvenute in parallelo a quelle sull’azionario, per la seconda volta nell’ultimo anno. Quello dei titoli di stato giapponesi resta il mercato più volatile, tra quelli sviluppati, rispecchiando i movimenti dell’indice Nikkei e dello yen. Il governativo decennale giapponese in settimana ha brevemente toccato il rendimento dell’1 per cento per la prima volta da aprile. L’ascesa nei rendimenti giapponesi e la volatilità ad essi associata potrebbero frenare o impedire la riallocazione strategica degli investitori giapponesi verso obbligazioni estere. La rilevazione più recente mostra effettivamente che i giapponesi sono tornati a vendere bond stranieri, dopo tre settimane di acquisti.

Sul mercato azionario, la correzione dell’indice giapponese ha pesato sulla psicologia degli investitori, dopo che negli ultimi mesi il rally era stato un elemento di ottimismo globale. Tale correzione può al momento essere classificata come di natura tecnica, visto il protratto e ripido rialzo in corso da fine anno. Data l’elevata volatilità di azioni e titoli di stato giapponesi e l’elevato rapporto di leva finanziaria degli investitori prima del crash, è verosimile che servirà del tempo prima che i mercati ritrovino l’equilibrio. Importanti informazioni verranno dall’annuncio di misure strutturali da parte del governo giapponese, a giugno. In Eurozona, gli indici dei direttori acquisti mostrano in aprile una decelerazione della contrazione dei livelli di attività. E’ prematuro dire se si tratti di una inversione di tendenza.

Sul mercato delle obbligazioni a spread si è verificato un allargamento ma meno ampio di quello della settimana scorsa. L’aumento di volatilità sul reddito fisso si è trasmesso maggiormente al mercato dei credit default swap, dove si sono registrati allargamenti comparabili a quelli avvenuti durante la crisi cipriota.

In settimana, materie prime in calo di circa l’1 per cento, per effetto soprattutto dell’indice ufficiale cinese dei direttori acquisti manifatturieri entrato in territorio di contrazione. Le materie prime restano poco attraenti rispetto ad azioni ed obbligazioni nell’attuale congiuntura, data l’assenza di rendimento e la debole crescita globale.

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