La strana coppia già scoppia

Il viceministro all’Economia, Stefano Fassina, in due interviste a Repubblica e Messaggero, ribadisce quello che apparentemente è un fatto, e cioè che il governo Berlusconi-Tremonti ha firmato con l’Europa il pareggio di bilancio al 2013, ponendo le basi per la successiva disfatta della nostra congiuntura. Ma a Renato Brunetta questo semplice dato di fatto non sta bene perché, come noto, dalle parti del Pdl la realtà è sgraditissima ospite.

Ecco quindi la puntualizzazione di Brunetta:

«Il governo Berlusconi sarebbe reo, secondo Fassina, di aver accettato l’anticipo del pareggio di bilancio nel 2013, quando il 5 agosto 2011, nel pieno della tempesta degli spread, ce lo ha chiesto la Banca Centrale Europea, con tanto di doppia firma Mario Draghi – Jean Claude Trichet.

Il viceministro Fassina ricordi, e i conti sono della Banca d’Italia, che dal 2008 al 2011 il governo Berlusconi ha varato 4 manovre di finanza pubblica, aventi effetto cumulato fino al 2014 di 265 miliardi di euro, che hanno contribuito per l’80% al rispetto del vincolo del pareggio di bilancio nel 2013. Al restante 20% ha provveduto il governo Monti, con il decreto cd. ‘Salva-Italia’, con impatto complessivo sulle finanze pubbliche, nel triennio 2012-2014, di 63 miliardi, che si è reso necessario a causa del peggioramento della congiuntura economica nell’intera eurozona nell’autunno 2011.

Dove sono i guai, quindi?»

Se i numeri sono corretti, e non abbiamo (al momento) motivo per dubitarne, Brunetta non fa che confermare quello che Fassina e la realtà affermano: il governo Berlusconi-Tremonti ha messo la corda attorno al collo del paese con una stretta fiscale che, secondo Brunetta, rappresenta l’80 per cento del target di pareggio di bilancio al 2013. La domanda resta sempre quella: perché lo hanno fatto? Perché stuprati dall’Oppressore di Oltreconfine? Per recuperare credibilità sulla pelle del paese? E ancora: se la stretta fiscale è così limpidamente (per puntigliosa puntualizzazione brunettiana) imputabile a Silvio Berlusconi, perché stiamo ancora berciando su “Monti distruttore del paese”?

Monti ha avuto le mani legate nel percorso di “consolidamento” fiscale, ed ha probabilmente avuto il torto di non essersi mostrato assertivo ed aggressivo rispetto ai tedeschi ed alla Commissione Ue ma la stretta originaria è partita dal governo Berlusconi, e questo lo conferma anche Brunetta. Quindi, di che stiamo parlando? O forse Brunetta intende dire che non tutte le manovre sono create uguali, e quelle di Monti sono state più tossiche di quelle di Berlusconi? In attesa di risolvere l’enigma tipicamente estivo di un paese psicolabile (e che Brunetta ci fornisca numeri a supporto di quest’ultima eventuale tesi), prendiamo atto che il governo Berlusconi è responsabile, secondo Brunetta, “dell’80 per cento” della stretta fiscale necessaria a raggiungere il target del pareggio di bilancio nel 2013. Che poi, bisognerebbe fare a capirsi: come sia possibile nei giorni pari accusare Monti di avere distrutto il paese ed in quelli pari rivendicare di essere gli autori di una terrificante stretta fiscale caricata sul triennio 2011-2013 ci sfugge, ma la logica non è di questo dibattito.

Si separano, quindi, almeno per ora, le strade dei due strani compagni di Iva, Fassina e Brunetta, che assieme (o in parallelo) hanno figliato la proposta di accelerare i rimborsi della pubblica amministrazione alle imprese, in modo da generare Iva e finanziare così il rinvio dell’aumento dell’aliquota. Ovviamente nessuno sano di mente avrebbe mai accettato una copertura del genere, ma conta il pensiero e le tanto agognate prove tecniche di dialogo, entro questa “grande coalizione” sempre più tossica. Almeno sin quando Brunetta non tornerà a dire che lui e Fassina “la pensano allo stesso modo“.

Al margine, anche ad uso dei poveri retroscenisti politici che in queste settimane non sanno più che vetrate scalare, i sostenitori della crisi di governo purificatrice guardino cosa è accaduto in Grecia e Portogallo: che le crisi di governo stavano per deflagrare ma sono poi rapidamente abortite. Questo dovrebbe suggerire qualcosa, ai nostri galletti prossimi allo spiedo. Ma meglio non compiere troppe inferenze. E peraltro oggi Fabrizio Cicchitto, esperto navigatore di tante stagioni politiche, osserva che ipotizzare una crisi di governo per scalzare Fabrizio Saccomanni, il nuovo perfetto capro espiatorio della coerenza del Pdl, sarebbe folle. E purtuttavia, chiosa Cicchitto, occorre fare attenzione alla perfida tecnostruttura che alligna in via XX Settembre, una specie di Spectre che pare avercela proprio col riformismo pidiellino:

«Piuttosto lanciamo un allarme proprio al ministro dell’Economia: nel suo ministero c’è una tecnostruttura che gioca al peggio dai tempi di Tremonti, che colloquia direttamente con la burocrazia europea auspicando sempre interventi restrittivi e ha sempre puntato all’aumento della pressione fiscale più che al taglio della spesa. Questa tecnostruttura sta adesso ripetendo la partita su Imu e Iva, perché è contro l’attuale equilibrio di governo e la partecipazione ad esso del Pdl» (Ansa, 8 luglio 2013)

Pare che questo sia lo stesso Cicchitto che, a novembre del 2011, identificava il maggiore responsabile del fallimento del governo Berlusconi. Responsabile che non era parte della tecnostruttura del ministero, si direbbe:

Il governo, appena caduto, di Silvio Berlusconi “ha fatto delle riforme importanti” e ha attuato “una serie di manovre economiche di rigore” ma ha avuto “il suo punto debole nell’impostazione economica che ha dato Tremonti”: è quanto ha detto il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto intervenendo al convegno ‘I socialisti riformisti nel Pdl’ in corso a Milano.
Secondo Cicchitto, sono stati due gli errori nelle impostazioni di Tremonti e cioè “i tagli lineari che sono la negazione del riformismo, perché se tagli tutto del 10 per cento vai a toccare settori come la scuola e le forze armate che invece non dovevano essere colpiti. E poi la mancata ricerca di una politica di crescita che ha pesato sul governo” (Ansa, 19 novembre 2011)

Al che, delle due l’una: o Tremonti è stato oggi riabilitato dal suo compagno socialista Cicchitto, che lo saluta come la vittima della perfida tecnostruttura; oppure al Pdl non sanno fare selezione di personale apicale da inserire in posti chiave della vita del paese. L’importante è che la colpa sia di qualcun altro, quella è l’unica certezza.

P.S. Molti anni addietro, in Rai, durante la stagione estiva, caratterizzata da assenza di programmazione, andava di moda riproporre trasmissioni del passato. Ecco, riguardo il piano del Pdl per le dismissioni, che in queste ore è tornato attuale, questo è il giudizio dello scorso anno di noiseFromAmerika. Ed è tuttora validissimo.

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