Omeopatia della miseria

Scrive Beppe Grillo, nelle sue ormai compulsive esternazioni che inducono anche noi ad essere altrettanto ripetitivi nell’analisi, che siamo come nel 1992, anzi peggio (è vero), che presto il premier Enrico Letta finirà col fare quello che, in quell’anno sciagurato, fece Giuliano Amato. Anzi, oggi sarà peggio (vero, il rischio c’è, e non è basso). Rischiamo prelievi forzosi e quant’altro, che in precedenza Grillo aveva identificato in una maxi-patrimoniale. Quindi, par di capire, Grillo invoca azione, per evitare simili esiti, giusto? Non esattamente.

Scrive Grillo in chiusa del post:

«La corsa del debito è irrefrenabile. Non possiamo trasformare la nostra vita in un mutuo eterno. Già ora il costo per famiglia di soli interessi è di circa 4.000 euro medi all’anno di tasse. Con il ritmo attuale, nel medio termine, tutte le entrate dello Stato sarebbero destinate al solo pagamento di interessi sul debito. Dato che questo non è possibile, l’alternativa, in assenza di eurobond o di rinegoziazione del debito, è il default»

A parte l’abituale tendenza ad estrapolare e proiettare tendenze (tipica degli imbonitori e di chi non ha le basi per analizzare fenomeni, di ogni genere), se non avremo gli eurobond, secondo Grillo, dovremo scegliere tra “rinegoziazione del debito” o default. Cioè tra default o default, visto che la rinegoziazione implica il taglio del valore attuale netto di un titolo di credito, da perseguire con riduzione del tasso d’interesse e/o allungamento della scadenza. Grillo qui non la chiama più “ristrutturazione” bensì “rinegoziazione”, ma il concetto non cambia.

Quindi, per l’ennesima volta: Grillo paventa che gli italiani si vedano arrivare in testa un prelievo forzoso notturno o equivalente, cioè una patrimoniale straordinaria, e per scongiurare questa eventualità invoca la decurtazione del valore del patrimonio detenuto dagli italiani sotto forma di debito pubblico. State allegri, italiani, Grillo cercherà di evitarvi una patrimoniale facendo abbattere il valore dei vostri risparmi. Non siete più sereni, ora? Questo è peraltro un interessante esperimento: ottenere voti dall’elettorato italiano promettendo non già un futuro di prosperità, come fa Berlusconi, bensì di miseria come antidoto alla miseria. Forme omeopatiche evolute di comunicazione politica. Ah, e poi non dimenticate l’aspetto più propriamente redistributivo della piccola torta marcia italiana: che faremo per finanziare il leggendario reddito di cittadinanza, quando scopriremo che non basta rinunciare al finanziamento pubblico dei partiti per trovare risorse? Vediamo…forse una patrimoniale straordinaria? Chi può dirlo.

P.S. Appello ai giornalisti economici italiani: che ne direste di seguire un po’ più da vicino queste castronerie e demistificarle ad uso del pubblico di cittadini-elettori-risparmiatori? Non dovrebbe essere così difficile, siamo disponibili a darvi una mano. Sarebbe un modo carino per confutare le tesi sull’incapacità della nostra stampa a comprendere la realtà.

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