Dignità cercasi, anche non pari

Nel primo di innumerevoli day after di autocoscienza frammista a sconcerto e sorpresa per la perdita dei nostri campioni nazionali, si segnalano alcune interessanti coazioni a ripetere, che possono essere agevolmente ricondotte ad una delle seguenti due fattispecie: stupidità o paraculismo. Cerchiamo il tertiur, che per quanto ci riguarda resta non datur.

Su Alitalia oggi Susanna Camusso:

«Credo si debba fare tutto il possibile perché nel caso Alitalia, come nel caso Telecom, non ci troviamo alla fine di fronte ad una cessione ad una compagnia straniera senza contrattare le condizioni in cui le partnership si determinano: perché una cosa sono i processi di partnership e integrazione, altro è farci semplicemente portare via le aziende»

Che detta così suona anche bene, se non fosse che vale e continua a valere il famoso Articolo Quinto: chi mette i soldi sul tavolo ha vinto. E nel caso di Telefonica sono pochi spiccioli, a ben vedere, tale e tanta è stata la distruzione di valore che Telecom Italia ha subito dal momento della sua “privatizzazione”, un quindicennio addietro. Quanto ad Alitalia, quei soldi potrebbero essere meno ancora visto che Air France, prima di ricapitalizzare, ha già fatto sapere di volere la ristrutturazione del debito del nostro vettore.

Ma questa ubbia della “pari dignità” tra società in condizioni di salute economica e finanziaria assai differente non è di oggi. Ricordiamo un battagliero Raffaele Bonanni, tre anni fa, che dopo aver visto un utile operativo rigorosamente stagionale di Alitalia già si vedeva assiso al tavolo delle Potenze Vincitrici, a negoziare con i francesi che all’epoca macinavano utili come una macchina da guerra:

«Oggi Alitalia fa utili, se dovessimo andare ad allearci con i francesi ci andremmo non con il cappello in mano, ma da grande Paese, parleremmo da Paese a Paese. Preferisco che Alitalia resti italiana, se c’è da allearsi preferisco i tedeschi, certo è che se dovessimo andare dai francesi, ci andremmo oggi da grande Paese»

Ma prima ancora ci fu il migliore alleato dei nostri sindacati, al secolo Silvio Berlusconi, che invocava un merger of equals che semplicemente non erano equals:

«Pensavamo si trattasse di un’alleanza tra tre compagnie aeree per dare vita ad un grande gruppo aereo internazionale, e cioè Air France, KLM e Alitalia. Bene, dopo sei mesi, Air France ha presentato delle condizioni non soltanto irricevibili, non soltanto inaccettabili, ma addirittura offensive»

Pari dignità, invocata ieri e oggi, tra due società che avevano e continuano ad avere conti e prospettive drammaticamente diverse. Anche quando si ha davanti agli occhi una sconfitta manifesta, non si rinuncia a negare la realtà, per cinismo o stupidità, evidentemente. Inutile stupirsi che gli esiti continuino ad essere gli stessi. La dignità non è pari: semplicemente manca.

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