Ieri, chi avesse visto l’intervista di Susanna Camusso a Lucia Annunziata, a “Mezz’ora in più“, oltre al preponderante tempo di parola lasciato alla segretaria Cgil rispetto a Carlo Cottarelli, presente da remoto, e la dichiarata “solidarietà di genere” che porta Annunziata a rivolgersi a Camusso chiamandola “Susanna” (perché ormai la solidarietà di genere dilaga, in ogni minuto aspetto della quotidianità, come noto), ha potuto ascoltare alcune “proposte”. Quella della patrimoniale, come sempre, è il jingle che accompagna ogni pronuncia della nostra sinistra-sinistra, quindi non ci soffermeremo su di essa. Parliamo invece di una considerazione sulle coperture di altro intervento di welfare pensionistico.

Pare esservi accordo, tra governo e sindacati, su alcune misure a beneficio dei pensionati. Del resto, in uno dei paesi più anziani al mondo, è fatale che la constituency degli ex lavoratori (e di quanto aspirano a diventarlo il prima possibile) rappresenti una lobby molto potente. Il problema è quando alcune misure, pur in astratto opportune, vengono snaturate al punto da destabilizzare il sistema e danneggiare ogni tentativo di riformare un welfare ampiamente fallito. Andrà così anche stavolta?

A giudicare dai flussi di notizie di agenzia, pare che oggi si celebri la Giornata Mondiale delle dissonanze cognitive. Che non appare affatto un prodotto tipico italiano, anche se i nostri cosiddetti leader sono sempre da podio. Siamo pur sempre nell’Era della Inadeguatezza, quella in cui il pensiero magico regna sovrano, Cartesio riposa sereno e le correlazioni causali trionfano. Perché c’è sempre qualcuno più narratore di te, che ti narra dove abiti.

Oggi la leader della Cgil, Susanna Camusso, se la prende (assai correttamente) con la follia del “tesoretto” inventato dal nulla ad aprile per essere distribuito entro le elezioni amministrative di fine maggio, con una improbabile e fantasiosa “copertura” e senza che si sappia alcunché di come progredirà il bilancio pubblico (e l’economia del paese) da qui al bilancio di assestamento, in autunno. Camusso definisce il dibattito come “fantasy”, ed ha ragione da vendere. Solo che, partendo da qui, si sposta rapidamente sul tema della disoccupazione (corretto), per poi giungere a ricette fiscali che, come al solito, sono qualcosa di non meno fantasy di quelle altrui.

Ieri, su la Stampa e l’Unità, sono uscite due interviste pressoché identiche per filo conduttore (ovviamente, altrimenti ci saremmo trovati di fronte ad un caso di dissociazione) al segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Pur manifestando un’onestà intellettuale mediamente superiore a quella di molti personaggi che infestano il teatrino italiano, la Camusso propone ricette che semplicemente sono irrealizzabili, ed in alcuni casi finisce anche lei nell’onirico andante, a conferma di quanto è grave questa crisi e di quante non-soluzioni porti con sé.

Nel primo di innumerevoli day after di autocoscienza frammista a sconcerto e sorpresa per la perdita dei nostri campioni nazionali, si segnalano alcune interessanti coazioni a ripetere, che possono essere agevolmente ricondotte ad una delle seguenti due fattispecie: stupidità o paraculismo. Cerchiamo il tertiur, che per quanto ci riguarda resta non datur.