La pistola greca alla tempia della Troika

In Grecia, i sondaggi danno il partito-federazione della sinistra radicale, Syriza, in vantaggio o alla pari col partito del premier, i conservatori di Nuova Democrazia. Il primo test per il movimento guidato da Alexis Tsipras saranno le prossime elezioni europee, che tuttavia potrebbero essere il catalizzatore per eventi domestici greci suscettibili di ricadute molto più ampie. La Grecia a breve potrebbe scoprirsi con in mano le carte giuste ed un ritrovato leverage negoziale nei confronti della Troika.

Tsipras si è candidato a succedere per conto dello schieramento di Sinistra europea a José Manuel Durao Barroso alla guida della Commissione europea. Candidatura ovviamente di bandiera, ma Tsipras si muove sullo scacchiere europeo con più spregiudicatezza e meno ingenuità dello scorso anno, quando (soprattutto) le condizioni erano ancora del tutto avverse alla Grecia ed al disegno politico del leader di Syriza. Oggi Tsipras si pone come soggetto catalizzatore del blocco dei “debitori” del Sud dell’Eurozona, ed il suo messaggio potrebbe comunque essere raccolto da altri leader, più “moderati” e meno “estranei” all’establishment continentale.

Ma che è accaduto, nell’ultimo anno? Per la Grecia, essenzialmente due cose: la prima, che il paese ha di fatto solo debiti verso creditori istituzionali internazionali (Eurozona, Bce e Fmi). In secondo luogo, Atene ha praticamente raggiunto un avanzo primario di bilancio pubblico, cioè incassa ogni anno più di quanto spende, se non si prende in considerazione il servizio del debito.

Il problema resta la sostenibilità del rapporto debito-Pil, che è in continua ascesa a causa della persistenza di deficit pubblico e di una crescita del Pil nominale che continua ad essere inferiore al costo del debito. E questo malgrado l’ultima rinegoziazione di debito con la Troika sia avvenuta a condizioni realmente di favore (leggere qui per credere), con enormi riduzioni del tasso di interesse ed un allungamento delle scadenze di debito. Quella rinegoziazione ha segnato la suprema decisione politica tedesca che nessuno deve uscire dall’Eurozona, perché le conseguenze rischierebbero di essere catastrofiche per l’intera area. Alla fine, vedete che anche i tedeschi ci arrivano, serve solo pazienza.

Ma questo non basta, perché l’ascesa spontanea del rapporto debito-Pil rischia di continuo di mandare tutto a monte ed incaprettare la Grecia ben oltre quanto subito sinora. Non è un caso che il Fondo Monetario Internazionale abbia iniziato a fare pressione su Ue e Bce per arrivare a forme di debt relief  (cioè di parziale e limitata cancellazione di debito) a favore di Atene, per rendere sostenibile tutto l’accrocchio. E ovviamente i tedeschi non ci stanno, per evidenti motivi di alto rischio di “contagio” di questa “soluzione”.

Solo che, nel frattempo, la Grecia è giunta all’agognato avanzo di bilancio primario, ed è quindi nella condizione teorica di alzarsi una mattina e di andare dalla Troika dicendo di essersi stancata di essere eviscerata. E qui entrano in scena Tsipras ed il suo manifesto. L’idea è quella di chiedere ai creditori (in primo luogo la Ue, o meglio ancora la Germania) una ristrutturazione del debito greco, che ormai non è più posseduto dai privati ma solo da istituzioni internazionali. In caso di diniego la Grecia, che ora ha un avanzo primario, potrebbe agire unilateralmente, a patto di essersi sincerata di avere un sistema bancario che non necessiti di ulteriori ricapitalizzazioni. Perché quella è la chiave di volta.  Insomma, pare che gli astri stiano allineandosi a favore della Grecia, almeno in linea maledettamente teorica, perché sarebbe una mano di poker da far tremare le vene ai polsi.

La condotta di Tsipras spingerà a forme di imitazione da parte di Samaras. Anzi, l’imitazione è già iniziata, per molti aspetti, visto che il premier greco ormai non lascia più passare giorno senza ammonire la Troika contro la austerity fatigue che ha colpito la Grecia ed il suo popolo. Ma tra le argomentazioni di Tsipras ce n’è una molto specifica, ed è rivolta alla Germania, che il leader di Syriza considera praticamente l’unico interlocutore (problema per noi italiani, per i motivi che vedremo tra poco).

Tsipras sostiene quello che tutti pensano, in Europa e fuori: l’Eurozona è sinora stata un enorme bonus per la Germania. Bonus miope, visto che la Germania è in Europa e da un’Europa ridotta a cumulo di macerie fumanti la Germania avrebbe solo da perdere. Ma sempre di bonus si tratta. Tsipras cita i calcoli della Fondazione Bertelsmann (che non è esattamente un think tank marxista), secondo la quale da qui al 2025 l’euro regalerebbe alla Germania un beneficio di quasi 1.200 miliardi di euro rispetto allo scenario “marco tedesco” perché l ‘euro consente ai tedeschi di essere molto competitivi. Inoltre, secondo stime di Der Spiegel, sinora la Germania avrebbe sostenuto “spese vive” dalla crisi per soli 599 milioni di euro (questi sono costi sostenuti e non recuperabili, non il complesso delle garanzie erogate dalla Repubblica Federale). Altre stime, inoltre, assegnano al bilancio pubblico tedesco, nel periodo 2010-2014, un risparmio sulla spesa per interessi di 40 miliardi di euro, causata dal flight to quality europeo verso titoli di stato tedeschi, facendone quindi calare i rendimenti a minimi storici di tutti i tempi, su alcune scadenze addirittura negativi per qualche tempo. A questo punto Tsipras dice: cari tedeschi, anche un taglio robusto al debito greco vi lascerebbe abbondantemente in utile, in tutta l’operazione. Quindi accettate e non fate storie, perché da scenari alternativi avreste solo da perdere.

Alcune considerazioni a margine: in primo luogo questo è un gambling enorme, ma potrebbe avere le gambe. In secondo luogo, Tsipras “dimentica” che i fondi alla Grecia non sono stati erogati solo dalla Germania: anche il nostro paese è uno dei grandi creditori dell’Eurozona. Alla fine, da un writeoff del debito greco noi italiani usciremmo cornuti e mazziati, non avendo avuto i benefici dei tedeschi ma essendo stati sinora solo pagatori e “fideiussori”, visto che non siamo in assistenza finanziaria ma paghiamo la nostra quota della cordata con cui impiccarci. Terzo punto: come direbbero gli avvertimenti in sovraimpressione in alcune trasmissioni televisive, “non cercate di farlo a casa vostra”. La Grecia potrebbe fare una mossa del genere perché ha solo creditori internazionali. Anche i meno perspicaci tra voi avranno intuito che questo scenario è del tutto differente da quello tafazziano di un default sui nostri Btp. Lo hanno capito anche quelli meno svegli ma non Grillo, ovviamente. Che vuole tagliarsi le gonadi per dispiacere alla moglie (in senso metaforico, s’intende).

Ah, last but not least: Tsipras e Syriza non chiedono l’uscita dalla moneta unica, anzi la escludono esplicitamente pure nei loro documenti congressuali. Ritengono meno rischioso raggiungere l’obiettivo con il default in presenza di avanzo primario, come si diceva molto tempo addietro. Ci attende una campagna elettorale europea molto interessante.

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