Eurosimonie nel tempio che crolla

Come segnala il Financial Times, pare che Malta abbia trovato un metodo piuttosto sbrigativo per aumentare le proprie entrate pubbliche: vendere direttamente passaporti della Ue. Altro segno che lo stato di necessità finanziaria di molti governi europei sta finendo col segare il ramo su cui i governi medesimi (ed i loro cittadini) sono seduti, e porre le basi per ulteriori forme di ripiegamento della Ue per linee nazionali. Cioè la negazione stessa del concetto di Unione.

Dietro versamento allo stato maltese della modica cifra di 650.000 euro chiunque potrà ottenere un bel passaporto della Ue, col quale muoversi liberamente entro l’Unione. Lo schema maltese è stato creato sulla falsariga di quelli già esistenti in altri paesi, che tuttavia subordinano la concessione di un visto di lungo termine alla effettuazione di investimenti nel paese. Per Malta, invece, basta scucire i soldi ed il gioco è fatto. Ovvio sconcerto da parte soprattutto del governo britannico, che ha in piedi uno schema di attrazione di ricchi extracomuitari condizionato alla effettiva residenza in Regno Unito per non meno di 180 giorni l’anno.

Anche se il governo di Malta sta cercando di mettere una pezza, sostenendo che la concessione del passaporto avverrà solo dopo attenta valutazione del richiedente, l’allarme internazionale è già alto, considerando che un passaporto maltese consente ad esempio di recarsi senza visto negli Stati Uniti ed in altri 160 paesi. La Commissione europea non ha alcun potere di intervenire nelle scelte sovrane di un singolo paese ma è del tutto evidente che, proseguendo su questa strada, dettata da esigenze di finanze pubblica, si rischia di giungere al collasso del sistema di Schengen e ad una nuova frammentazione per linee nazionali, dopo quella finanziaria che ha messo radici dopo lo scoppio della crisi e che sarà estremamente difficile eradicare, soprattutto se dovesse passare una forma di unione bancaria light e poco o per nulla sovranazionale, come appare negli intendimenti tedeschi.

Sono le unintended consequences di una crisi economica esistenziale che sta corrodendo dalle fondamenta il concetto stesso di “unione” europea, con buona pace del tentativo di promuovere un inesistente soft power europeo. Se per fare cassa si è costretti a vendere passaporti al mondo intero e divenire il primo centro mondiale di riciclaggio, significa che stiamo realmente avvicinandoci al capolinea del viaggio.

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.

Per donare, clicca qui!