Il revisionismo che venne dalla gelata del Pil

Ricordate il premier finlandese Jyrki Katainen? In caso negativo, un aiutino: è quel signore che, un paio di anni fa, ha coniato lo psichedelico termine di growsterity, che altro non sarebbe che la tesi dell’austerità espansiva. Ebbene, pare che il giovanotto abbia nel frattempo silenziosamente abiurato.

Un paio di anni addietro, lodando il modello lettone, Katainen magnificava i profondi tagli di spesa attuati dal suo governo in associazione a misure mirate per favorire la crescita nel lungo periodo, come i crediti d’imposta per la ricerca. Katainen aveva idee molto chiare, all’epoca:

«E’ chiaro che se tagliate le spese ed alzate le imposte, questo indebolirà la crescita nel breve termine. Ma allo stesso tempo ciò rafforzerà la credibilità del paese. E, una volta che avrete riguadagnato credibilità, la crescità seguirà, come abbiamo visto in Irlanda, ad esempio, ed in Lettonia, soprattutto»

L’argomentazione sarebbe assolutamente condivisibile se all’epoca non ci si fosse trovati in un contesto di stretta fiscale simultanea e coordinata, naturalmente, come trovate scritto anche in un agile libretto pubblicato poco più di un anno addietro. Oppure se si fosse un paese dell’area core dell’Eurozona, cioè tra quelli benedetti dalla fuga di capitali dalla periferia verso il centro, con crollo dei tassi d’interesse e forte stimolo monetario conseguente, che genera crescita che produce risorse fiscali con le quali andare in giro a fare del sano moralismo. Purtroppo, quando la sorte ti gira le spalle, ad esempio affondando la tua mega-impresa più rappresentativa (ma non solo quello), e tu ti trovi a lottare con le unghie e con i denti per raggiungere quel magico 3% di deficit-Pil, può accadere che le tue certezze vengano minate in modo decisivo.

E così, oggi, alle prese con una manovra correttiva da 3 miliardi di euro, necessaria per iniziare a piegare il rapporto debito-Pil dal prossimo anno, il buon Katainen, alla guida di un governo esapartito, ha scoperto che non ci sono atei nelle trincee, e ha comunicato ai propri connazionali che serve un colpo di freno all’austero pacchetto, da egli definito “enorme”, spalmandolo su un arco temporale più esteso. Particolarmente suggestiva questa frase:

«La crescita economica per il prossimo anno è stata stimata all’1,8%. Una correzione di bilancio di 3 miliardi di euro la abbatterebbe in prossimità dello zero»

A ben vedere, esiste una certa linea di continuità col Katainen che, due anni addietro, concedeva che l’austerità taglia la crescita nel breve periodo. Forse la differenza sta nel fatto che la legislatura finlandese terminerà nella primavera del prossimo anno, e quindi serve non irritare gli elettori di un paese che ha una disoccupazione in rapida ascesa, e la cui economia lo scorso anno si è contratta dell’1,2%. Di certo, la finnica fenice della growsterity pare essere morta, e questa volta non riuscirà a risorgere dalle proprie ceneri.

La realtà, questa malvagia compagna di strada. Niente più austerità espansiva, pare. E del resto anche qui, alla mediterranea provincia dell’Austero Impero, avevamo avuto la percezione che qualcosa fosse cambiato. Peccato, però: ora non sembra esserci la stessa caduta sincronizzata dei livelli di attività, anzi: l’Eurozona ha ripreso a “crescere” e la Finlandia è rimasta indietro, quindi potrebbe “agganciare la ripresa”, come diciamo noi sfigati italiani, adottando quegli stessi precetti che Katainen sbandierava due anni addietro. Mah.

Meglio tardi che mai. Ovviamente, ogni medaglia ha il proprio rovescio. Qui da noi, ad esempio, la presa d’atto che, in questa crisi, non esiste né mai è esistita alcuna forma di austerità espansiva servirà a dare fiato a tutte le termiti che vogliono smetterla col liberismo (immaginario) di casa nostra, ed ai sostenitori di una delle spese pubbliche più inefficienti del pianeta. Ma notoriamente non viviamo nel migliore dei mondi possibili.

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