Padoan e le coperture strutturali che non lo erano

Oggi sul Sole una interessante intervista del vicedirettore Fabrizio Forquet al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Da cui si ricava che sulle coperture non è ancora tutto chiarissimo (cercate di apprezzare questo understatement, così non direte che da queste parti si è prevenuti nei confronti del governo), e che nell’esecutivo potrebbe sorgere un pensiero laterale ed assai eterodosso, per andare in Europa a chiedere un trattamento “particolare”.

Padoan inizia premurandosi di sgombrare il campo da ogni ipotesi di incomprensioni tra lui ed il premier Matteo Renzi, invocando una “strategia compatta, unica” entro l’esecutivo. Può essere, ma in via XX Settembre siede il vero dominus di ogni governo, e questo Padoan lo sa perfettamente. Renzi vuole soldi: tanti, maledetti e subito. Padoan glissa, ed enfatizza che obiettivo prioritario deve essere la riduzione del cuneo fiscale, ad ogni costo. Essendo consapevole che esiste un problema di scarsità di risorse (come sempre fuori dai libri dei sogni, del resto), ma non volendo porsi subito su un piano strettamente “politico”, Padoan segnala che sarebbe preferibile gettare tutte le risorse su un solo obiettivo: o si riduce il costo del lavoro per le imprese (Irap), o per i lavoratori (Irpef). Questo del resto era ciò che aveva segnalato lo stesso Renzi, giorni addietro.

Partendo dall’ipotesi di un taglio da 10 miliardi di euro, dove e come trovarli? Premesso che quei fondi devono essere strutturali, cioè permanenti, Padoan ritiene possibile accelerare la spending review di Carlo Cottarelli, per giungere a risparmi annui di 5 miliardi di euro. Qui diremmo che Cottarelli sta rapidamente diventando un ibrido tra Superman e Babbo Natale, e la cosa inquieta. Mancano soldi, dunque. Ed ecco che Padoan ipotizza che le coperture strutturali possano in realtà essere temporanee:

«Ci sarà una fase transitoria, in cui i risultati della revisione della spesa non saranno ancora a regime, durante la quale potremo anche utilizzare provvisoriamente per le coperture risorse una tantum o da riallocare all’interno del bilancio»

E già qui sudiamo freddo. L’idrosi aumenta sulla domanda successiva:

Per esempio?
«Per esempio le risorse del rientro dei capitali. Una somma difficile da valutare, ma che ci sarà. Così come dobbiamo anche capire con l’Unione europea come utilizzare al meglio i fondi europei che oggi non vengono spesi. E un altro capitolo importante quando si parla di coperture»

Allora, qui ci sono due messaggi molto importanti. Il primo è la solita macumba sui leggendari “capitali dalla Svizzera”, su cui fantasticano tutti i governi italiani da qualche anno a questa parte. Questa è la forma suprema di copertura non strutturale, come si intuisce. Ma anche il successivo suggerimento è da ponderare attentamente, perché sembra riprendere la proposta-provocazione di Roberto Perotti di qualche giorno addietro, che dice così: poiché noi italiani siamo geneticamente incapaci di gestire la spesa pubblica, inclusi i fondi europei, perché siamo un paese dedito intensivamente alla malversazione, cara Ue, perché non facciamo una bella compensazione? I fondi strutturali non li usiamo per coesione e sviluppo ma per ridurre il cuneo fiscale.

La probabilità che la Ue accetti una simile proposta ci pare eufemisticamente bassa, ma se questa cosa è riemersa vuol dire che dalle parti di Palazzo Chigi ci stanno pensando seriamente, anche considerando che Perotti è entrato recentemente nella squadra del segretario del Pd, che nella vita fa pure il premier.

Sulla tassazione del risparmio, Padoan è molto cauto:

«Su tutte le imposte, non solo sul cuneo fiscale, va fatta un’analisi accurata dei costi e dei benefici. Le rendite finanziarie sono tante cose molto diverse. Per ciascuna bisogna valutare gli effetti sul gettito, ma anche l’impatto sul reddito delle famiglie e sui mercati. Ci riserviamo un approfondimento molto serio per decidere se intervenire. Dobbiamo essere prudenti su questo»

Se dovessimo puntare un paio di euro (manco fosse una primaria del Pd), qui diremmo che alla fine Padoan verrà “convinto” non tanto dalla bontà della misura quanto dall’impraticabilità di chiedere all’Europa di ratificare coperture una tantum o compensazioni sui fondi europei. Solo che dalla manovra sulle “rendite” arriverà ben poco, a meno di innalzare la tassazione in un intorno del 23-25% per tutti gli strumenti d’investimento e gridare che “in Europa si fa così” (e non è vero).

Quindi, la nostra valutazione di sintesi è la seguente: nel breve termine le coperture non ci sono, nel senso che sono non strutturali e/o aleatorie. Riuscire ad ottenere uno sforamento dalla Ue appare al momento idea fuori discussione, visto che dalla in-depth review comunitaria è giunto il messaggio che a Bruxelles sono nervosi per la sostenibilità del nostro rapporto di indebitamento. Anche qui, presto sapremo, incluso cosa intende Renzi quando afferma di puntare a liberarsi del patto di stabilità interno.

Al momento è presto per dire che il governo Renzi sta tentando l’ennesima operazione-cacciavite, come già fatto (fallendo) da Letta. Ma quello che emerge, da interviste come questa, è che le coperture continuano ad essere una enorme incognita, e che il governo oscilla tra ortodossia europea e desiderio di un brusco scarto. Il tempo delle scelte si avvicina.

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