Cose che leggerete domani sugli squilibri italiani

Il rapporto debito-Pil è in continuo peggioramento, quindi a Bruxelles e dintorni sono nervosi, perché stanno trattando con l’elefante italiano nella cristalleria. Che cosa serve, quindi? Le solite cose: competitività, cioè abbattimento del costo del lavoro: con le buone, (cioè agendo dal lato del cuneo fiscale) e/o con le cattive (cioè tagliando il netto in busta), aumento dell’export. Poi serviranno le solite privatizzazioni, che però faticano ad avvenire, avvengono in modo parziale e problematico (Poste) e comunque non sono decisive, in assenza di crescita.

Motivo per cui da domani sui giornali cartacei (da questo pomeriggio sugli online), ricomincerete a leggere di patrimoniali “a botta secca” per Equità & Giustizia; di operazioni di concambio volontario ma anche cogente di titoli di stato che non è un default e non si attacca al lavoro dell’Agenzia delle Entrate; di ribellione patriottica contro lo Straniero dominatore che umilia il nostro orgoglio nazionale e nazionalistico; di costo delle siringhe calabresi e siciliane; di rubberie da contrastare; di fare come la Spagna, che non è più in in squilibrio macroeconomico eccessivo, e così spero di voi. La Commissione europea presenterà le raccomandazioni di politica economica e di bilancio il 2 giugno, dopo aver valutato i programmi di stabilità degli Stati membri; l’Ecofin si esprimerà a fine giugno o inizio luglio. Questo è l’orizzonte temporale concesso al governo Renzi per agire, la famosa “finestra di opportunità”, dopo aver riposto nel libro dei sogni il “tesoretto” di risparmi sulla spesa per interessi. Ce n’è di che riempire un’intera stagione di talk show televisivi.

Nel frattempo arriva la nota di replica del MEF, che imputa il deterioramento del rapporto debito-Pil al calo del denominatore (tautologia, portami via), ritiene che il recupero di competitività sia in atto e desumibile dal saldo commerciale del nostro paese, promette che il governo agirà sul cuneo fiscale, e sostiene che

«Il calo dello spread sotto i 200 punti base testimonia come gli sforzi del Paese siano stati importanti e riconosciuti»

Quest’ultimo punto in effetti è interessante: gli investitori internazionali stanno comprando la periferia dell’Eurozona, e con essa la storia che la crescita dell’area è ripartita, senza far caso alla disinflazione in corso, che minaccia da molto vicino tutti i Grandi Debitori, ed il nostro paese per primo. Il mercato ritiene che questa sia una storia a lieto fine? Non abbiamo la presunzione di leggere nella mente di migliaia di investitori, a differenza di altri.

Sappiamo comunque che i mercati sono estremamente volubili, e che ogni investitore partecipe del momentum (cioè intruppato nel branco) ha tale e tanta considerazione di sé da ritenere di essere in grado di uscire da un trade un secondo prima del resto del mondo. Dopo di che, accadono i casini. Sarebbe utile ricordare questo particolare, quando si pone in relazione diretta l’andamento dei mercati e quello dell’economia, ed il primo appare ben più avanti del secondo, quanto a sceneggiature con lieto fine.

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