Ancora su rendite e ragli

Mentre attendiamo fiduciosi che il premier, il ministro dell’Economia o qualcuno che ne abbia titolo ci illumini sulla tassazione dei frutti del risparmio, e mentre  si susseguono senza posa “prese di posizione” da parte dei “progressisti” di turno, è utile ricordare alcuni effetti collaterali di questa aberrante segmentazione fiscale sulle persone fisiche. Non che da questi pixel non sia stato già fatto, più e più volte, ma serve da controcanto a tutte le leggende metropolitane di crassa e querula ignoranza che leggiamo ed ascoltiamo in questi giorni. Ed in omaggio qualche considerazione in più sulla strategia finanziaria del governo Renzi.

Intanto, consigliata la lettura di questa intervista a Paolo Basilico, a.d. di Kairos Partners, una delle poche società di gestione del risparmio indipendenti in questo paese. Chissà se anche Davide Serra riesce ad arrivare alle stesse conclusioni di Basilico. Non dovrebbe essere difficile, visto che fanno lo stesso mestiere. Ma forse la differenza che conta, ai fini del “fraintendimento”, è la differente residenza fiscale delle loro società, oltre che della loro base di clienti.

Poi, è utile ricordare che il gettito potenziale messo in tasca da questa manovra è ad alto rischio di essere l’epilogo del libro dei sogni. Non solo per la possibilità che esso sia stato calcolato sull’intero stock di risparmio, inclusi quindi i titoli di stato in mano ai nettisti, ma anche perché calcolato su base statica e non dinamica. Quindi: i risparmiatori si spostano su titoli di stato e risparmio postale, ed ecco che la base imponibile si squaglia come neve al sole. Non solo: la tassazione dei capital gain al 26% rappresenta una componente non trascurabile del gettito da redditi da capitale su nettisti. Sfortunatamente è anche una componente molto volatile, a differenza dell’Irap, il cui taglio dovrebbe andare a coprire. Che accadrà quando i mercati inizieranno a produrre minusvalenze? Una cosa molto semplice: che quel gettito si squaglierà come neve al sole. E avremo un bel buco nei conti pubblici.

Ah, se qualcuno si stesse aggrappando da alcuni giorni alla risposta un po’ confusa di Pier Carlo Padoan in conferenza stampa (circa l’esclusione dei conti di deposito dal rialzo d’imposta), legga questo tweet del portavoce di Padoan medesimo e se la faccia passare, oltre ad avere consapevolezza che siamo di nuovo finiti nel frastuono di rettifiche e smentite.

Ancora: si discute sulle risorse che il governo starebbe apprestando per il taglio Irpef sui redditi bassi. In questo momento prescindiamo dalle problematiche diverse ed aggiuntive, quali pensionati ed incapienti. Infatti, se obiettivo è quello di sostenere la domanda interna, non è chiaro per quale motivo lasciar fuori questi soggetti, soprattutto gli incapienti. E tralasciamo anche l’ormai annoso dibattito sui contributi di solidarietà applicati a pensioni di 2.500-3.000 euro lordi (al netto di pronunce della Consulta), perché qui siamo già stati e non ne abbiamo cavato nulla.

Piuttosto, richiamiamo la vostra attenzione sul fatto che a Renzi serve una frazione dei 10 miliardi di cui si parla, diciamo 8/12 se si parte a maggio con il “beneficio”. Quindi servirebbero circa 6,5 miliardi. Ora, ipotizziamo che dalla spending review di Cottarelli arrivino 3 miliardi “certi”. Renzi non fa ormai più mistero di volere colmare  la differenza attraverso aumento del deficit. Solo che si sta spendendo l’ipotesi di consuntivo di fine anno (al 2,6%), ignorando che già ora siamo a ridosso del 3%. Può essere anche condivisibile liberarsi della camicia di forza contabile, ma allora è piuttosto ipocrita mettersi in modalità suk dicendo “non sforeremo il 3%”. Ma Renzi non era quello che “se facciamo riforme importanti potremo sforare il 3%”? Già cambiato idea, contando sulla distrazione dell’opinione pubblica? Se proprio devi spararle, sparale grosse.

E soprattutto, richiamiamo la vostra attenzione sul fatto che si sta allestendo una roboante (mediaticamente, ed ai soli fini interni) “campagna d’Europa” per recuperare 3 (tre) pidocchiosi miliardi. Ricordate quello che si diceva, per le coperture sulla maledetta Imu? “Ma la spesa pubblica italiana eccede gli 800 miliardi, possibile che non si trovino 4 miliardi?”. Ecco, siamo nelle stesse identiche condizioni. L’unica differenza è che oggi a Palazzo Chigi siede un ipercinetico affabulatore, dalla altissima propensione a smentire se stesso e probabilmente a mentire al paese. Da qui alle elezioni europee è molto probabile che vedremo un Renzi in modalità neo-grillina ed anti-europea, anche per evitare di andare a fracassarsi nelle urne contro altri venditori di fumo e sogni.

Per concludere, vi segnaliamo che l’ideuzza su “scarichiamo tutto” è viva e lotta insieme a noi, grazie al fervore parolaio di indefessi animatori del chiacchiericcio romano. Cosa c’è di meglio di una nicchia di ignoranza da cui estrarre il proprio reddito? In fondo anche questo è mercato, no?

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