Il rischio sistemico del sistema paese

A intervalli regolari il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ama dispensare alcune valutazioni esistenziali sul sistema delle imprese quotate italiane, e non solo. Oggi si è esibito in una valutazione sulla presenza di fondi esteri in alcune realtà bancarie italiane. E’ stato meno netto del solito ma è comunque riuscito a rinverdire una tradizione di commenti non particolarmente centrati.

Parlando al convegno “L’impresa bancaria“, Vegas ha commentato il recente ingresso di fondi d’investimento esteri nel capitale di banche italiane. Il giudizio di Vegas è che “ogni iniezione di capitale dall’estero nelle banche italiane debba essere valutato positivamente, ma qualche rischio può esserci e bisogna vigilare”. Vegas ha precisato il proprio pensiero affermando

“Di recente alcune strutture consolidate del Paese non sono state in grado di fare il rafforzamento patrimoniale, e anche alcune fondazioni, e ad esse si vanno sostituendo i fondi che aumentano la presenza nelle banche”

Le cose non stanno esattamente in questi termini, né sotto l’aspetto quantitativo né -soprattutto- sotto quello qualitativo. La “sostituzione” di fondi ad azionisti stabili di controllo semplicemente non è tale. I fondi fanno altro, nella vita. Ad esempio, fiutano l’affare (o magari solo il momentum) ritenendo che alcune società quotate, appartenenti ad un certo settore in sofferenza, (sotto ogni senso) in un paese altrettanto sofferente siano alla vigilia di un’inversione di tendenza che possa riallineare le loro quotazioni depresse alla media globale o regionale e di conseguenza prendono posizione, ripartendo l’investimento tra una molteplicità di fondi gestiti. Perché le società di gestione non operano sul “conto proprio” ma sul “conto terzi”, piccolo dettaglio. Quindi, forse Vegas non intendeva realmente parlare di “subentro” tra investitori, diamogli almeno il beneficio del dubbio.

Ma che altro pensa nel merito, il presidente della Consob?

«Giusto? Sbagliato? Non ne farei una questione di nazionalità, bisogna vedere se queste partecipazioni assumono una rilevanza sistemica»

Bene. Ma cosa è “rilevanza sistemica”? Forse il fatto che questi fondi possano entrare ed uscire in modo massivo e subitaneo, causando boom e crolli delle quotazioni? Difficile pensarlo visto che, anche dove è presente in modo visibile e rilevante, BlackRock (giusto per non fare nomi) non eccede il 5-6% del capitale societario. L’esempio più eclatante non è quello dell’Italietta dei comuni e delle pezze al lato B degli ultimi giorni ma quello di Pearson, l’editore di Financial Times ed Economist. E proprio il settimanale britannico ha dedicato, mesi addietro, il servizio di copertina a BlackRock ed alla sua ascesa potenzialmente “sistemica”. Un servizio che potrebbe aver ispirato le preoccupazioni di Vegas.

Che diceva, quel servizio? In essenza, che il problema non sta tanto nel possesso (che è per conto terzi), quanto nel rischio che il “modo di pensare” di BlackRock si generalizzi e crei un “branco” di investitori che si muovono tutti nella stessa direzione. Il paragone è con gli influssi esercitati (un tempo, ora non più) dalle agenzie di rating. Il punto è che quel rischio semplicemente non esiste, perché la piattaforma di analisi e risk management di BlackRock, Aladdin, non ha una quota di mercato tale da generare un branco planetario di investitori affetti da pensiero unico. Come scriveva l’Economist, i 15.000 miliardi di dollari di attivi gestiti dalla piattaforma Aladdin sono il 7% del totale di azioni, obbligazioni e prestiti del pianeta. In termini assoluti è impressionante, in termini relativi (quelli che contano), no.

E peraltro il sistema si autolimita contro il rischio di “pensiero di branco” (groupthink), responsabile di boom e crolli. Sempre l’Economist:

«Ma troppi investitori che si affidano ad un unico modello diffondono un’ortodossia poco salutare che è probabile renda i mercati più volatili di quanto sarebbero altrimenti. Quello non è probabilmente un serio rischio sistemico, perché risulterà auto-limitante: quanti più soldi seguono BlackRock, tanti più soldi si potranno fare scommettendo contro di essa. Il vero pericolo è per gli investitori. Quanto più essi si affideranno all’analisi di BlackRock, tanto minore sarà il potenziale rialzista quando le cose andranno bene e tanto maggiore quello ribassista quando le cose andranno storte – come, un giorno, alla fine accadrà»

Esatto. Quindi Vegas ed altri possono sentirsi rassicurati, al momento. Se e quando BlackRock controllerà il pianeta (sostituendo il Bilderberg, la Trilaterale e l’Uomo-che-fuma di X-Files), allora la Consob, la Procura di Trani e qualche procuratore della Corte dei Conti potranno sentirsi legittimati ad agire per difendere l’italianità. Fino ad allora, e dopo le devastazioni causate da alcuni investitori indigeni, stabili e caritatevoli, forse conviene essere moderatamente soddisfatti per questi afflussi di capitale estero, per quanto non particolarmente stabile ed anzi spesso opportunistico, anche se in qualche caso servirà pure a sottoscrivere degli importanti aumenti di capitale che alcuni squattrinati cavalieri rinascimentali di casa nostra non potrebbero permettersi.

Perché dovrebbe ormai essere chiaro (ma non lo sarà, visto l’imponente numero di capri espiatori a nostra disposizione) che il vero rischio sistemico che minaccia di affondare l’Italia è il sistema-paese italiano.

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