Il Faraone di Scandinavia e la precarietà tutelata

Ieri su l’Unità è comparsa una interessante intervista al responsabile Welfare del Pd, Davide Faraone, renziano puro e duro. L’interesse deriva dai termini utilizzati e dai concetti espressi. Decisamente ci sfugge qualcosa, del masterplan del premier.

Già il titolo dell’intervista (“Più precarietà? Si, ma con una nuova rete protettiva”) è tutto un programma, ma non si può imputare al giornale, che anzi pare aver fedelmente riprodotto il pensiero di Faraone. E qui sta effettivamente la bizzarria. Si parte con la cosiddetta rimozione degli “ostacoli all’investimento” da parte delle imprese, e con i forti mal di pancia dell’opposizione piddina:

Damiano, Fassina e altri esponenti Pd sostengono che facilitare i contratti a termine rischia di cannibalizzare il contratto unico che verrà.
«Il nostro obiettivo è rimuovere gli ostacoli per chi vuole investire in questo Paese. E si può fare offrendo un ampio ventaglio di possibilità sui contratti. È vero che il decreto in qualche misura aumenta la flessibilità. Ma se a un lavoratore non viene rinnovato il contratto, non si troverà in mezzo alla strada, perché stiamo costruendo una rete protettiva che prevede un assegno universale e formazione. Dunque per questo lavoratore perdere il posto non sarà un peso. Oggi i giovani in Italia preferiscono iniziare a lavorare, anche se non ci sono le tutele garantite per tutta la vita»

Bisogna ammettere che in queste frasi di Faraone c’è uno straordinario ottimismo. Il concetto è corretto, ma continua a non essere chiaro da dove verranno prese le risorse per finanziare assegno universale e formazione. Da qui a dire che “perdere il lavoro non sarà un peso” per il lavoratore ce ne corre, anche perché la politica continua a pensare, in modo molto naif, che basti “far formazione” (una sorta di sim sala bim dei nostri giorni) per ricollocare chiunque perda il posto, anche in un contesto di domanda tragicamente mancante come l’attuale. Ma non vorremmo essere troppo pignoli e pedanti. In una successiva domanda, Faraone “dettaglia” alcuni concetti, e l’effetto è sorprendente.

Teme che iI decreto rischi in Parlamento per mano della minoranza Pd?
«Non c’è motivo, siamo tutti dello stesso partito e troveremo le soluzioni perchè tutti lo possano votare. Anche sull’Italicum c’erano molte resistenze, e invece è stato approvato dalla Camera. Il tema è che la precarietà cresca ma contestualmente alle tutele e alla detassazione per lavoratori e imprese. Cambiare lavoro non è un dramma se nessuno resta in mezzo alla strada. Nei Paesi del Nord Europa funziona così»

La precarietà cresca“, avete letto bene. Forse bisognerebbe ringraziare Faraone per il suo candore, oppure consigliargli un buon dizionario, affinché comprenda il significato del sostantivo “precarietà”. Come poi risulti possibile far “crescere la precarietà” “contestualmente alle tutele” è formidabile, ricorda molto i giapponesi che fanno deficit per evitare gli effetti negativi di una stretta fiscale attuata per ridurre il deficit. Ma soprattutto, ancora una volta, viene tratteggiato uno scambio tra “flessibilità” e detassazione che non solo non esiste, ma per il quale servirebbero e serviranno montagne di soldi. Per tacere dell’immancabile lip service ai leggendari “paesi del Nord Europa”. E infatti l’intervistatore appare perplesso. Solo perché non ha ancora ascoltato la risposta di Faraone:

Ma In Italia non ci sono i soldi per avere un welfare alla danese…
«Oggi tutte le risorse sono destinate a pensioni e sanità. Bisogna allargare i servizi che offriamo ai cittadini»

Non serve un dottorato di ricerca in logica per evitare di sobbalzare sulla sedia, di fronte ad una simile affermazione. Perché ci sono solo due ipotesi: o i fondi a disposizione del welfare crescono, e quindi è possibile allocare più risorse alla flexicurity de noantri, oppure (a parità di risorse) servono corrispondenti tagli ad altre voci di spesa di welfare, per liberare risorse. Il fatto che Faraone indichi pensioni e sanità è singolare, pur se piuttosto oggettivo. Questo significa forse che servirà tagliare le pensioni e la sanità per liberare risorse per gli ammortizzatori? Ovviamente, a domanda diretta, Faraone risponderebbe sdegnato che no, perché i soldi arriveranno dalla prodigiosa crescita indotta dall’Italicum e dall’aumento della precarietà sui contratti a tempo determinato. Potremmo anche aggiungere che gli asini volano, a volte pure con la fantasia, ma sarebbe subliminalmente assai poco rispettoso delle grandi suggestioni che passano per la mente del responsabile Welfare del Partito democratico. E noi siamo talmente rispettosi della sua posizione che non archivieremo questo post nella sezione “Adotta un neurone“, promesso.

Il mistero prosegue e si infittisce: ma questi sono dei poderosi visionari che cambieranno l’Italia in puro stile Martin Luther King, con i loro sogni, oppure parlano di cose e cifre che manco immaginano? Oppure ci prendono per i fondelli?

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