Letterina aperta ad Enrico Zanetti (e risposta)

Caro sottosegretario,

tu sai che io ho grande stima e rispetto nei tuoi confronti. Sei una persona preparata, sai di cosa parli, vieni dal mondo delle professioni e quotidianamente ti misuri con le follie di norme scritte per mandarci dritti al dissesto. Al governo occupi un posto che è (stranamente) coerente con la tua formazione e le tue competenze, e questo non può che colpire piacevolmente.

Proprio per questo motivo mi chiedo e ti chiedo se non reputi opportuno prendere posizione su un paio di provvedimenti del governo di cui fai parte. Il primo è relativo alla assurda distorsività di una tassazione su redditi di capitale che non farà che porre a svantaggio competitivo il settore privato rispetto al debito pubblico, con buona pace dei proclami sulla incentivazione delle iniziative produttive. Per tacere delle motivazioni kafkiane di tale discriminazione, più e più volte reiterate a mo’ di precetto da un confuso (o cinico) sottosegretario alla presidenza del consiglio. Non è che siamo diventati tutti comunisti e vorremmo uno straccio di progressività anche nella tassazione dei redditi di capitale, per carità; è che proprio non ci riesce di farci prendere per i fondelli a simili surreali vette. L’Italia pare essere il primo paese dove ignoranza e/o cinismo determinano tassazione “progressiva” non per quantum di capacità contributiva bensì per discriminazione ideologica entro la stessa tipologia di reddito (da capitale in capo a persone fisiche): un tripudio, nel paese dell’Inquisizione.

Il secondo caso di follia fiscale è rappresentato dalla ennesima violazione del principio (etico, prima che formale) di irretroattività dell’imposizione fiscale, nel caso della rivalutazione dei beni d’impresa, che peraltro rappresenta un caso di “copertura” di pessima qualità, oltre che assai scarsamente correlata con l’esigenza di riformare organicamente il sistema di incentivi alle imprese, per il semplice motivo che questo non è un incentivo alle imprese ma “solo” una norma di “agevolazione” fiscale, vecchia di pochi mesi.

Non ritieni di dover prendere posizione contro queste due aberrazioni? So che potresti rispondermi che serve realismo e che occorre soprattutto evitare rotture per controllare dall’interno che non accada di peggio. Però, vedi, il problema è che ormai noi saremmo stanchi di questa barbarie fiscale, che è l’antitesi di un paese dotato di principi non diciamo liberali, che ormai pare una parolaccia, quanto morali. Qui non c’è nulla di innovativo né alcuna discontinuità, ci sono solo vecchie furbizie e massimo disprezzo dei contribuenti e della loro intelligenza. Le cose contro cui ti batti da sempre, nella tua professione.

E non credo tu sia inibito dal parlare a causa di vincoli di coalizione. Purtroppo tu appartieni ad una sigla partitica ormai in via di dissoluzione, quindi potresti avere le mani ancora più libere. Puoi esprimere dissenso in molti modi, contro questo modo di considerare i contribuenti come inutili idioti, a volte da blandire ed altre da scostare in malo modo, affinché non si mettano di mezzo rispetto al Grande Disegno che si sta perseguendo.

Con persistente stima,

Mario Seminerio
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Risponde Enrico Zanetti:

Caro Seminerio,

grazie anzitutto per la professione di stima. Vengo dritto ai due punti che sollevi.

Quanto al primo: credo che sia ora e tempo di portare i redditi da capitale in dichiarazione dei redditi e tassarli con le aliquote e gli scaglioni ordinari come i redditi di lavoro. Né di più, né di meno.

Le banche e gli intermediari finanziari sono perfettamente in grado di fornire tempestivamente a tutti i contribuenti il “CUD delle attività finanziarie” presso di loro, indicando gli imponibili da mettere in dichiarazione insieme alle ritenute subite dal contribuente che a quel punto verrebbero chiaramente operate dall’intermediario finanziario a titolo di acconto e non di imposta.

Lavorerò in questo senso, così come lavorerò per eliminare la cedolare secca sugli affitti, fatta eccezione che per i contratti a canone agevolato, per i quali la norma ha un senso effettivo, oltre a quello del mero regalo ai grandi proprietari immobiliari. È ora e tempo che tutti i redditi vengano tassati allo stesso modo, salvo agevolazioni mirate. È una questione di equità, semplicità e trasparenza.

Quanto al secondo: confermo che è una disposizione decisamente poco ortodossa e che mi ha lasciato parecchio interdetto, soprattutto se si considera che il Primo Ministro vantava poche settimane fa disponibilità di coperture addirittura doppie rispetto alle necessità contingenti. Ciò detto, verificherò i margini di intervento, ma non farò barricate su questo punto, o meglio ne antepongo altre su alcuni tagli di spesa e, se non potrò ottenere il 100% di quello che vorrei, cederò piuttosto su questa disposizione.

Chiudo rassicurandoti sul fatto che il partito di cui sono espressione non è in dissoluzione. Si stanno dissolvendo, questo è vero, alcuni dei suoi interpreti. In particolare è indubbio che alcuni di quelli che erano entrati in politica dietro chiamata diretta di Mario Monti, preso atto che non era una passeggiata d’onori in cui il più sfigato diventata minimo sottosegretario, si sono squagliati come neve al sole. Io ed anche altri abbiamo però caratteristiche diverse. Siamo tenaci ed usciamo alla distanza. All’inizio eravamo le seconde e terze file di un progetto pieno di grandi nomi, ma, con il lavoro di ogni giorno, ora quel progetto lo guidiamo noi. È uno spazio libero dove uomini e donne libere possono fare una politica 100% liberale e riformista, 0% berlusconiana, 0% CGIL.

Con poco consenso o tanto consenso, farò la mia buona o cattiva parte al Governo del Paese con la medesima determinazione e feroce serenità. L’efficacia invece, mi spiace, risente del livello di consenso. Questa è un’altra storia e non dipende solo da me, ma anche da voi. Di certo, non mi sentirete mai dire che fino a quando non avrò il 51% resterò in tribuna a gufare, però qualche voto, oltre alla stima, aiuta assai a commutare la potenza in atto.

Buona Pasquetta

Enrico Zanetti

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