Anelastici sino alla morte

Sul Corriere, un articolo che spiega in modo molto efficace come la lotta a “fare gettito” da parte dello stato stia raggiungendo livelli del tutto surreali, né intenda fermarsi di fronte a cambiamenti drastici di gusti e preferenze dei consumatori e/o alla riduzione del reddito pro capite.

Sappiamo che, nell’ambito della mitologica delega fiscale, sarebbe intendimento del governo aumentare le accise sul tabacco. E fin qui, nulla di particolarmente originale. Se proprio volessimo essere pignoli potremmo dire che i continui riferimenti alla “media europea” ci avrebbero anche stancato, visto che ogni volta sono invocati in modo del tutto strumentale e -soprattutto- unidirezionale.

Ora, accade che ci sia una cosa chiamata “crisi”, che porta con sé un calo del reddito dei consumatori. Accade pure che ci sia (forse) in atto una sorta di evoluzione di gusti e preferenze dei consumatori medesimi, espressa attraverso l’avvento della sigaretta elettronica ma anche attraverso quella parte del calo di domanda che può essere ricondotto a modifiche delle abitudini di consumo.

Invece no, cari italiani, qui insorge il problema. Perché le accise sul tabacco danno un gettito e quello deve essere, ed in caso pure aumentare, cascasse il mondo. Motivo per cui, se i produttori di sigarette si adeguano alla flessione dei consumi (almeno nei paesi sviluppati) abbassando il prezzo, ecco che le casse dello stato hanno un problema, ed occorre inasprire (pardon, rimodulare) la fiscalità per chiudere il buco. Magari con qualche motivazione nobile, del tipo “se i prezzi delle sigarette calano, si stimolano i consumi”, e quindi c’è un problema per la salute dei sudditi, signora mia. Perché abbiamo anche questa strepitosa ipocrisia, che ci vede impegnati a tutelare una preziosa fonte di gettito ma anche la salute dei consumatori.

E pazienza se, per effetto di aumenti per via fiscale del prezzo delle sigarette rispetto al potere d’acquisto dei consumatori, si genera una ripresa del contrabbando, con relativa ulteriore perdita di gettito fiscale. L’unico dato su cui focalizzarsi è che, nel 2013, lo stato italiano ha avuto un “buco” di gettito da accise sui tabacchi per 600 milioni. Ma che accadrebbe se, per evoluzione “culturale”, i consumi di sigarette tendessero a scomparire? Accada quel che accada, quei soldi devono saltar fuori, costi quel che costi. Dovessimo finire a mettere un’accisa anche sulla carta igienica, i cui consumi tendono notoriamente ad essere piuttosto anelastici e non viziati da evoluzione di gusti e preferenze del consumatore.

Ma la colpa è, come sempre, degli orridi lobbisti che infestano il Palazzo e le sue anticamere.

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