Macromonitor – 27/7/2014

Rialzo dei mercati azionari pressoché vanificato dal ribasso della giornata di venerdì; meglio quelli statunitensi, sempre in un intorno del massimo storico. Dollaro in rafforzamento, mercati emergenti i migliori, per azionario e valutario.

Mentre le previsioni confermano per il secondo semestre una crescita globale superiore al trend del 3%, numerose situazioni di criticità prendono consistenza e rischiano di minacciare tale previsione, oltre a considerare che, negli ultimi tre anni, tutte le stime di crescita sono state sistematicamente riviste al ribasso. Servono quindi maggiori riflessioni, nella valutazione delle previsioni. Come segnalato più volte, queste delusioni sulla crescita possono essere imputate alla componente della domanda (soprattutto come effetto di mancato completamento della riduzione della leva finanziaria), e/o dal lato dell’offerta, come conseguenza di problemi di produttività o demografici.  Lo stesso scenario di normalizzazione della politica monetaria statunitense poggia sulla prosecuzione nel 2015 di una crescita superiore al trend.

Al momento, resta l’enigma di una crescita debole ma di un riassorbimento veloce di disoccupazione con crescita del numero di occupati, che suggerisce quindi un calo sostanziale dei livelli di produttività e pone rischi di pressioni inflazionistiche latenti, anche se la crescita salariale resta del tutto anemica. Sull’obbligazionario a spread, questo mese ha evidenziato un allargamento pur in presenza di buona tenuta dell’azionario. Tale movimento è imputabile sia alla ripresa di volatilità, dopo i recenti minimi storici assoluti, sia a flussi di disinvestimento da parte di investitori preoccupati per il livello eccezionalmente compresso raggiunto da rendimenti assoluti e spread. Il mercato azionario resta complessivamente attraente, per manifesta mancanza di alternative fornite dalla liquidità. La presenza di posizionamento affollato rende più probabili delle correzioni anche vistose, che tuttavia potrebbero essere viste come opportunità di acquisto da parte di molti investitori rimasti ai margini durante il rally. Gli emergenti restano tonici, con valutazioni più equilibrate e minore rischio macroeconomico rispetto al recente passato.

Sul mercato dei titoli di stato, in settimana movimenti di scarsa ampiezza con scarse sorprese economiche o di annunci di policy. Si attende il FOMC questa settimana, non tanto per ratificare l’ulteriore riduzione di 10 miliardi di dollari degli acquisti della Fed, quanto per capire la valutazione della banca centrale statunitense riguardo la rapida riduzione di disoccupazione.

Mercati azionari nel complesso invariati in settimana, anche a causa dei ribassi di venerdì. L’indice S&P ha toccato nuovi massimi storici. La reporting season statunitense sta procedendo positivamente, sinora con sorprese medie sugli utili per azione del 6% per l’S&P500. Bene anche quella giapponese, mentre in Eurozona la sorpresa sugli utili è sinora un esile 1%. La forte espansione dei multipli registrata lo scorso anno (derivante da riduzione del premio al rischio) richiede che le quotazioni siano ora sorrette dagli utili. Questo è quanto sta accadendo negli Stati Uniti, in media: le società dell’indice S&P 500 hanno sinora riportato una progressione annuale degli utili dell’11%, che di fatto puntella la maggior parte del rialzo del 16% dell’indice avvenuto nello stesso periodo.

Sul mercato dei cambi prosegue la ripresa del dollaro, che appare generalizzata riguardando anche il Dollar Index (che è il cambio ponderato per l’interscambio con i maggiori partner commerciali), pur se sostanzialmente all’interno di un corridoio di oscillazione.

In settimana, materie prime invariate, per effetto di recuperi di prezzo dei metalli industriali compensati da debolezza dei prezzi agricoli. Da inizio luglio, la prima scadenza futures del Brent ha ceduto circa 5 dollari il barile, e la curva spot-futures si è riportata in contango, cioè con inclinazione positiva, a seguito di debolezza della domanda fisica per i mercati del greggio del Mare del Nord.

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